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Il cinema Usa protagonista a Cannes con «Under the Silver Lake» e il…

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Il cinema Usa protagonista a Cannes con «Under the Silver Lake» e il film su Han Solo

Under the Silver Lake
Under the Silver Lake

Giornata a stelle e strisce al Festival di Cannes: nella competizione principale è stato presentato «Under the Silver Lake» di David Robert Mitchell, mentre fuori concorso ha trovato spazio «Solo: A Star Wars Story» di Ron Howard.
Terzo film del talentuosissimo regista di «The Myth of the American Sleepover» e «It Follows», «Under the Silver Lake» è una sorta di neo-noir, ambientato in una Los Angeles misteriosa e surreale.

Il protagonista è Sam, un ragazzo che fatica a pagare l'affitto e ama i vecchi film. Un giorno conosce Sarah, una coetanea che la mattina seguente sembra sparita nel nulla: Sam proverà a capire cosa le sia successo, ma finirà presto in un inquietante gioco di intrighi e omicidi.

Non manca certo il coraggio a Mitchell, regista che, con una serie di citazioni, dichiara esplicitamente di essersi rifatto al cinema classico hollywoodiano, ai gialli di Alfred Hitchcock e ai noir che hanno in Los Angeles una delle loro città di riferimento.

Under the Silver lake

Per quanto riguarda la contemporaneità, più che alle opere di David Lynch come potrebbe subito sembrare, il collegamento più interessante è con «Vizio di forma» di Paul Thomas Anderson, soprattutto per come Mitchell rappresenta (anche con grande ironia) la paranoia di un protagonista goffo e allucinato, che prova a risolvere enigmi e cogliere i messaggi subliminali inseriti nelle canzoni, e non solo.

«Under the Silver Lake» è un film che guarda in faccia la cultura pop di ieri e di oggi, tessendo le fila di una serie di ragionamenti che riescono a coinvolgere efficacemente, a patto che si stia al gioco che il regista mette in campo.
Non manca qualche lungaggine di troppo negli eccessivi 140 minuti di durata, ma gli spunti sono notevoli, soprattutto nella prima parte, e il mescolamento di vari generi funziona per quasi tutta la durata della pellicola.
Efficace Andrew Garfield nel ruolo del protagonista, ma si segnala anche la sempre più lanciata Riley Keough, già vista al Festival di Cannes in «The House That Jack Built» di Lars von Trier.

Tra i film più attesi del fuori concorso della kermesse c'era indubbiamente «Solo: A Star Wars Story», spin-off della celebre saga di fantascienza che racconta la gioventù di Han Solo, personaggio interpretato da Harrison Ford nei precedenti capitoli del franchise.

Solo: A Star Wars Story

Qui Solo ha il volto di Alden Ehrenreich, attore lanciato da Francis Ford Coppola con «Segreti di famiglia» e presente nel cast di «Ave, Cesare!» dei fratelli Coen.
Ci sono diversi momenti che faranno la gioia dei fan (il modo in cui Solo ottiene il Millennium Falcon e il primo incontro con Chewbacca, in primis), ma il disegno complessivo è più debole dei recenti prodotti della saga e il film ci mette troppo a carburare prima di riuscire a coinvolgere.

Solo: A Star Wars Story

La mano del regista Ron Howard si nota nelle sequenze più spettacolari, ma a causa di troppi momenti di stanca e di un cast poco in parte (Ehrenreich, in primis) il suo film non riesce purtroppo a decollare.

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