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The Jesus and Mary Chain, nel nome del noise

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The Jesus and Mary Chain, nel nome del noise

The Jesus and Mary Chain, due concerti per loro in Italia (Afp)
The Jesus and Mary Chain, due concerti per loro in Italia (Afp)

Dacci oggi il nostro noise quotidiano. E se è quello di ieri - quel bel noise rock come si usava negli anni Ottanta - ancora meglio. E se è quello di The Jesus and Mary Chain non potremmo chiedere di meglio. La band di Glasgow che esordì nel 1985 con il fondamentale album Psychocandy torna alle nostre latitudini, dove può contare su una fan base non vastissima, ma senza dubbio agguerrita: il 22 maggio si esibiranno a Genova, in piazza delle Feste, il 23 maggio all’Orion di Ciampino, per il tour che fa seguito all’uscita dell’ultimo lavoro discografico Damage and Joy, risalente a un anno fa.

Un lavoro arrivato a distanza di 19 anni dal precedente Munki, testimonianza del fatto che i fratelli Jim e William Reid sono ancora qui per dire la loro. Fratelli-coltelli, nella migliore tradizione rock and roll. «Abbiamo iniziato - ci credete? - ad ascoltarci un pochino di più», ha sottolineato Jim Reid. «Negli ultimi anni abbiamo sepolto un po’ l’ascia di guerra. Molta gente che ci conosce potrebbe dire che non ci siamo addolciti molto. Penso però che andasse fatto, oserei dire che la saggezza arriva con l’età. Vivi e lascia vivere e prendi in considerazione le opinioni degli altri».

La lavorazione a Damage and Joy (traduzione inglese dell’espressione schadenfreude) è iniziata nel settembre 2015 con il produttore Youth che ha contribuito anche al basso e alla «diplomazia» tra le parti in causa, durante le sessioni tenutesi tra Londra, Dublino e Granada. L’opera si apre con il singolo Amputation, in cui la chitarra distorta e la voce di Jim si incrociano per creare una traccia ipnotica che indirizza i sentimenti di chi ascolta su concetti come «l’essere tagliati fuori dal music business… Mi sentivo come tagliato fuori dal rock ’n’ roll». Ci sono poi una nuova versione, più raffinata, di All Things Must Pass e il garage rock di Facing Up To The Facts. Una ammissione intima e dolorosa intorno allo stato delle cose: «Odio mio fratello e lui odia me/Così deve essere». Il risultato? «La cosa interessante di questo album è ciò che esce dalle casse», ha spiegato Jim Reid. «Fare un buon disco è una conquista se hai 22 anni, farlo a 50, come siamo noi ora, penso che sia un piccolo miracolo». Abbiamo due occasioni per sperimentarne la tenuta live.

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