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«Troppa grazia» a Cannes, battute fulminanti e commedia surreale

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«Troppa grazia» a Cannes, battute fulminanti e commedia surreale

Troppa grazia di Gianni Zanasi, passato alla Quinzaine des Réalizateurs, al Festival del Cinema di Cannes, ci ha concesso appunto la grazia di godere di un film con battute fulminanti, senza scendere nella volgarità che caratterizza tanta parte delle nostre commedie.

Ottimamente recitata nella parte principale da Alba Rohrwacher, finalmente sottratta a ruoli di sofferenza pura, inizia quasi fosse uno spot pubblicitario: una madre con una piccola figlia sul prato nella notte che vedono precipitare accanto un meteorite.

La scena si sposta subito all’interno di una casa, dove si svolge un dialogo serrato tra Lucia (Alba Rohrwacher) e il compagno Arturo (Elio Germano), in cui l’una rinfaccia all’altro la propria visione del genere umano e del sesso opposto.

Nella stanza vicina ascolta tutto Rosa (Rosa Vannucci), figlia di Lucia, che si trova a subire quello che sembra l’ennesimo colpo di testa della madre: ovvero la separazione da Arturo a cui Rosa vuole bene. Lucia è una geometra precaria, che vive una vita di piccoli azzardi e disperazione e che intravede una speranza di stabilità nel lavoro per un nuovo complesso edile, chiamato “Le onde”, diretto dall’amico Paolo (Giuseppe Battiston).

Sebbene le misurazioni di Lucia risultino sballate rispetto al progetto di Paolo, che non collima con le mappe catastali, Lucia decide di chiudere un occhio. Mentre effettua le rilevazioni però accanto a Lucia si materializza una profuga, che cerca di liquidare con qualche euro. La ritrova sulla strada del ritorno, di notte, e poi dentro casa. La “profuga” dice di essere la Madonna, che chiede di far costruire una chiesa al posto del complesso “Le onde”.

Ne segue una serie di gag in cui sono coinvolti i bravissimi Battiston e Carlotta Natoli nel ruolo di Claudia, che esibiscono le peggiori superstizioni italiane in tema di religione, senza trascurare di dileggiare la psicoanalisi. Zanasi con Troppa grazia, la cui sceneggiatura, scritta in punta di penna dallo stesso regista con Giacomo Ciarrapico, Michele Pellegrini e Federica Pontremoli, ha ripetuto il colpo di Non pensarci, regalando una commedia surreale, che mescola debolezze e luoghi comuni italioti.

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