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«La mia rivoluzione è la musica»

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Aeham Ahmad

«La mia rivoluzione è la musica»

Aeham Ahmad suona a Yarmouk: è una delle immagini che hanno fatto il giro del mondo
Aeham Ahmad suona a Yarmouk: è una delle immagini che hanno fatto il giro del mondo

«Io sono un pianista. Non ho mai sventolato bandiere. La mia rivoluzione è la musica. Quel giorno capii che doveva essere questa la lingua della mia protesta. Anche se nessuno mi avrebbe ascoltato. Era il 28 gennaio del 2014». La guerra civile siriana era iniziata da tre anni e ancora continua senza che se ne veda una fine.

È innegabile che Aeham Ahmad non sia stato ascoltato. Ma quel giorno, decidendo di portare il suo pianoforte Ukraina fra le macerie di Yarmouk, e di suonare in mezzo al terrore, ha compiuto un gesto rivoluzionario: ha mostrato che se l’umanità non sempre prevale, la sua resistenza è invincibile. Intenso ed emozionante, Il Pianista di Yarmuk, l’autobiografia di Ahmad è così simile all’altro Pianista, il cammino attraverso l’Olocausto di Wladyslaw Szpilman, del quale Roman Polanski fece il film premiato a Cannes. Il contesto è diverso ma le fiamme di speranza nella preponderante ferocia, sono le stesse.

Dal Maghreb allo stretto di Hormuz, se dici di essere di Yarmouk sei un palestinese. Non tutti gli abitanti di quello che oggi è un quartiere diroccato e ancora assediato a Sud di Damasco, lo sono. Ma Yarmouk era un campo profughi palestinese e questo sempre sarà, come tutti gli altri campi della regione: luoghi di fortuna diventati permanenti per un popolo senza patria. Per quanto siriani siano i suoi primi 30 anni di vita, Aeham Ahmad, nipote, figlio e lui stesso profugo, è un palestinese. Cioè “straniero” ovunque vada.

Figlio di un liutaio cieco, Aeham era destinato alla musica. La contaminazione fra l’occidentale e l’orientale non è facile. Nella prima «un’ottava si divide in dodici semitoni, in quella orientale in diciotto. Per questo non si può suonare la musica araba con un piano o una chitarra». Ma Aeham ha fatto anche questo miracolo: Rachmaninov, Mozart, Beethoven, la dabka che si danza nelle feste matrimoniali, il jazzista libanese Ziad Rahbani e soprattutto Fairouz. Salvo gli estremisti islamici per i quali la musica è haram, peccato, non c’è combattente che non ascolti le melodie di Fairouz, commuovendosi prima di togliere la sicura del Kalashnikov.

Il panista di Yarmouk è un dramma in musica. Fra un esame al conservatorio e una sonata, ci sono gli anni sanguinosi della guerra. Le lezioni di piano ai ragazzi, una piccola fabbrica di liuti, un negozio di strumenti musicali: «Fossimo andati avanti così, sarei ricco sfondato...Invece no. Scoppiò la guerra e ci portò via ogni cosa». Dalle Primavere, alla brutalità della repressione di Bashar Assad, all’Isis: «A Yarmouk la lotta per la democrazia era passata in secondo piano». Una foto e un paio di filmati diventati virali avevano reso famoso Aeham. Ma prima di raggiungere la salvezza in Germania, attraversando l’Egeo e i Balcani, e mentre il regime di Damasco gli dava la caccia, l’Isis gli bruciò il piano.

«Forse», scrive Aeham, «è giusto che la chiami così, “rivoluzione”. Perché al di là della violenza bestiale degli estremisti, ha ed ebbe luogo un’insurrezione popolare di fronte all’arbitrio, le torture, le ingiustizie e la corruzione». Queste pagine non saranno mai lette da Vladimir Putin e Matteo Salvini, per i quali la guerra in Siria è invece uno scontro fra il Bene (Assad) e il Male (l’Isis). Oggi Aeham vive a Wiesbaden con la famiglia e il suo “fantastico” pianoforte Schimmel. Sogna di tornare un giorno, sebbene anche in una Siria libera non cambierebbe il suo status di profugo. Come ogni palestinese, Aeham Amad sarà sempre un esiliato.

Dopo aver riconquistato Ghouta, ora il regime sta prendendo d’assalto Yarmouk. Nel 2012, all’inizio dell’assedio, Aeham e suo padre avevano murato il negozio di musica, nella speranza di salvare «1200 liuti, 600 chitarre, una ventina di tastiere e cinque pianoforti». Forse il tesoro è ancora lì.

Aeham Ahmad, Il Pianista di Yarmouk, trad. di Lucia Ferrantini, La Nave di Teseo, Milano, pag. 348, € 20

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