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Hip hop d’Italia: ecco chi crea la nostra lingua

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Hip hop d’Italia: ecco chi crea la nostra lingua

Rap, Trap. Due sillabe. Due suoni. Due percussioni. Due ramificazioni della cultura Hip Hop. Una delle ragioni di ripresa dell'industria discografica in Italia e nel mondo. Un fenomeno talmente popolare da potere essere considerato il nuovo Pop. E come tale, spesso privo di rivoluzione. Ma ci sono alcuni autori italiani significativi che voglio proporvi e da una prospettiva inconsueta: quella della poetica e del linguaggio.

Ecco come scrivono i Coma_Cose: Coma_Cose nella casa va così / Cani sciolti come gli orologi di Dalì / Ho cambiato mille case poi mille lavori / Facevamo i commessi come gli errori / La mia libertà è fare musica leggera, più o meno / Mangiando una scuola coi libri di mela / La mia libertà / È solo non appartenenza / Se vuoi tu chiamala incoscienza.

A Kendrick Lamar Pulitzer per la musica

Cos'è questa serie di immagini semplici ma vere, dense di almeno cinque citazioni nello spazio di una strofa? «È fotografare la vita normale. Due ragazzi che vivono in una città, che devono pagare un affitto, lavorare. Può essere visto come un racconto generazionale», spiega Fausto, che con Francesca è Coma_Cose. Quel La mia libertà è solo non appartenenza , Se vuoi tu chiamala incoscienza mi ricorda il Montale di ciò che non siamo, ciò che non vogliamo: una generazione definita per ciò che non è .

«La non appartenenza è figlia di questo periodo storico, ideologicamente , socialmente, culturalmente fluido . È l'impossibilità di dire: questo è il mio al 100% . È non sentirsi rappresentati da nulla nell'intimo. Non avere più miti. Da musicisti, dichiarare di essere niente è provocatorio e coraggioso», conclude. Chiudo la telefonata con in testa un'altra loro citazione questa volta da Anima Latina di Lucio Battisti: Parlare e bere birra fino alla mattina: abbiamo un'anima lattina. Sempre che abbiamo un'anima.

La lingua italiana, rispetto all'estetica anglofona, è ingombrante dal punto di vista ritmico: parole troppo lunghe.

Quentin40, rapper 22enne di Roma, risolve troncando le ultime sillabe. In pratica, l'apostrofo diventa un accento: Giro a pie' ma non è sopra il cie' che voglio un aeropla' / Bimba attacca, lascia pe' / “Roma è bella” dice il re / Culo sopra un Alita' / Quando la manda mon frére Ruben Sosa / Non tengo i piedi per te' / Cose, cose nelle ta' / Nella mia Spri' / Cucaracha nella sca' / Frate' sembra Thoiry. Espediente o linguaggio? «È una chiave, per colpire, e nel minor tempo possibile. Lo slang serve a questo – racconta Vittorio, in arte Quentin40 –. È stato un modo per ottenere un risultato forte evitando di introdurre parole inglesi».

A sentire i riferimenti alla Banlieu di Thoiry, alle ritmiche Kuduru o derivate dall'immigrazione afro-latina in Europa, al suono francese dell'italiano apostrofato, viene da pensare che Quentin non segua il modello dell'Hip Hop americano. «È così. Penso che il mio progetto sia più vicino alla cultura francese piuttosto che alle nuove scuole americane», aggiunge. E infatti una grade Label francese, Because Music, intende fare uno scambio di collaborazioni fra un artista francese e Quentin40. Perché molte realtà giovanili italiane sono così sedotte da culture altre? L'immigrazione maghrebina in Francia, per esempio. È bisogno di un epos? Non sottovaluterei questo fenomeno, perché è generalizzato a molta della scena Rap & Trap.

In mancanza di un epos proprio, costruttivo e contemporaneo, i post-adolescenti lo cercano nell'epica dark della grande criminalità e dell'emarginazione. Gomorra docet. Murubutu. Rapper e professore di storia e filosofia. Uno che ha street e streaming credibility, a giudicare dagli ascolti in rete.

Ma il suo stile è da fuoriclasse: Un giorno lo vidi, sulla linea costiera cosparsa di viti / Una piccola casa in sassi e lamiera, tra lavanda e ulivi /Là in mezzo sommerso dove il sole divora i crinali / Non sentivo più freddo, avevo solo gli occhi più chiari e puliti . Oppure: Fra idilli e linee libere e i lidi / ti vidi ridere vidi / riunire in fili infiniti le vite simili vidi /apparire in spire di gigli e lapilli nitidi / e questo tuo bel fiorire alla fine mi incise l'iride .

Il suo rap è prosa letteraria ritmica, spesso densa di citazioni classiche e di strutture narrative. Per lui è stato coniato il genere Letteraturap. «Mi ritrovo di più nella definizione di cantautorap - Precisa Alessio Mariani, in arte Murubutu, e mi racconta di un incontro pubblico con Guccini proprio sul tema. Originale crossover fra cultura classica e Hip Hop . È forse un modo per rendere “italiano” uno stile mutuato dalla cultura americana? «Dagli americani le tecniche, dall'Italia i contenuti», mette il punto Mariani.

Infine il caso Liberato. Artista sconosciuto, fenomeno del momento . Chi sia, è un segreto. Anche di fronte alle 20mila persone del suo concerto a Napoli. Forse è un artista-collettivo. Un Brand, un Artista-Formula, potenzialmente modulare e riproducibile. È la maschera teatrale neutra per il palcoscenico dei social. Liberato non è, ma c'è. E canta in napoletano: Scennimmo a Mergellin' / Nun ne parlamm' cchiù / 'E cinche d'a matin' / It's me and you /'Na rosa 'e cient' spin' / Seje mise senz”e te / 'Na bott' dint”o cor' / Tu t' ê scurdat' 'e me. Il dialetto napoletano risolve il problema dell'ingombro della lingua italiana esattamente come Quentin40. Liberato canta canzoni d'amore e conta milioni di click: è dunque Pop ? Per forma e contenuti sì, per i metodi no. Non potendolo intervistare, lo faccio sentire a Tricky, nume assoluto del Trip Hop degli anni 90, personaggio radicale e oscuro, uno che fa il dito medio al pubblico, se gli gira. Uno che chiamano Mr. Darkness: «Non direi pop», risponde col suo accento di Bristol – La produzione è colta, internazionale. Il testo ha anche delle parole inglesi che mi fanno entrare in relazione. Lo pubblicherei, se fossi il loro discografico. Anzi: ci canterei anche!»

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