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Quel che resta di Gutenberg

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mirabilia

Quel che resta di Gutenberg

42 righe. Una pagina dall’edizione in  fascimile della Bibbia di Gutenberg che viene pubblicata da Taschen in questi giorni (€ 100). L’edizione  deriva da una delle poche copie in pergamena sopravvissute, si tratta della copia di Gottinga, rilegata in due volumi. Sono incluse tutte le 1282 pagine di questa copia,  dotata di meravigliose miniature. Nel libro di Esther il rubricatore ha sottolineato in rosso alcuni passaggi extra-biblici che lo stesso san Gerolamo diceva provenire dalla Bibbia greca  dei 70. L’edizione Taschen  accompagnata da un ricco testo di  Stephan Fssel, tra i massimi esperti di Gutenberg
42 righe. Una pagina dall’edizione in fascimile della Bibbia di Gutenberg che viene pubblicata da Taschen in questi giorni (€ 100). L’edizione deriva da una delle poche copie in pergamena sopravvissute, si tratta della copia di Gottinga, rilegata in due volumi. Sono incluse tutte le 1282 pagine di questa copia, dotata di meravigliose miniature. Nel libro di Esther il rubricatore ha sottolineato in rosso alcuni passaggi extra-biblici che lo stesso san Gerolamo diceva provenire dalla Bibbia greca dei 70. L’edizione Taschen accompagnata da un ricco testo di Stephan Fssel, tra i massimi esperti di Gutenberg

Tre anni e mezzo prima di essere eletto papa, diventando Pio II, Enea Silvio Piccolomini, inviato alla Dieta di Francoforte. Il 12 marzo 1455 scrive una lettera al cardinale Carvajal: gli racconta che nella citt tedesca ha appena visto un uomo mirabile che vende delle Bibbie. Non vidi Biblias integras sed quinterniones (cio fascicoli) precisa, e riporta – fatto davvero eccezionale –, che questo signore ne avrebbe preparate ben 158 copie, anzi, forse 180, secondo altre testimonianze che gli sono state riferite. Le bibbie in questione, inoltre, hanno il pregio di essere scritte con mundissime ac correctissime littere, cio nitide e corrette, senza errori, e si possono leggere anche senza occhiali. Ma la vera meraviglia un’altra ed una novit che cambier il corso della civilt occidentale, anche se questo Piccolomini non lo pu sapere o magari, chiss, lo intuisce solo: non si tratta di libri ricopiati a mano, come si era fatto fino a quel momento, e per millenni. Sono prodotte, per la prima volta, grazie a un’invenzione prodigiosa: la stampa a caratteri mobili.

Piccolomini non conosce il nome di questo signore “miracoloso” che vende le Bibbie, ma, pochi mesi dopo, ecco una nuova traccia di lui. Il 6 novembre 1455 il notaio imperiale Ulrico Helmasperger trascrive un caso legale che mette contro due cittadini di Magonza (Mainz): due gentiluomini coinvolti in quello che l’estensore definisce il lavoro dei libri (der werck der bcher): da una parte il capitalista Johan Fust, che ha prestato i soldi – e che si avvale, per l’accusa, tra gli altri, anche della testimonianza di un calligrafo, Peter Schoeffer –, dall’altra un tale Johannes Gensfleisch zum Gutenberg. Fust, stando alla nota di Helmasperger, richiede il ripianamento del prestito, con gli interessi, che ha fatto anni addietro al Gutenberg, oltre duemila gulden, una cifra considerevole. I protagonisti di questa magnifica storia, ora, ci sono tutti. I libri – le Bibbie –, prima di tutto (le uniche cose che resteranno); uno stampatore che ha elaborato e testato una soluzione mai escogitata prima per produrli, e cio il signor Gutenberg; e un finanziatore (gi un editore?) che vuole rifarsi dell’investimento. Eppure il successo di quelle bibbie sar indubbio, dal punto di vista commerciale – e lo stesso Piccolomini scrive che erano andate vendute praticamente tutte. E figuriamoci dal punto di vista storico e culturale: un evento epocale. Da Magonza la stampa, in pochi anni, avrebbe dilagato sul continente europeo. A partire dal 1462 – quando vedr la luce una seconda bibbia, importantissima, e spesso ritenuta precedente a quella di Gutenberg, cio quella di Fust e Schoeffer (poi quindi divenuti soci editori e stampatori, appunto!) –, e prima della fine del secolo, vi erano stampatori in almeno 240 citt europee, e sarebbero state stampate almeno 28mila differenti edizioni, per un totale di circa dieci milioni di copie! Un successo incredibile, un mondo nuovo, una tecnologia intramontata.

Eppure, quella mitica, prima, Bibbia dalle 42 righe stampata dal nostro Gutenberg nel 1450-55, prendeva, ben presto, la strada dell’oblio, tanto che ne venne messa in discussione addirittura l’esistenza: per secoli (!) quel libro sarebbe stato un’araba fenice. Chi lo avrebbe detto. E come strano ci sembra, a noi, che oggi siamo certi del primato di Gutenberg, che la storia abbia preso quel corso. Habent sua fata libelli, diceva qualcuno.

Che fine avevano fatto, dunque, i primi libri stampati della storia? E dire che non erano proprio “invisibili”, non proprio libelli.

Stampati su carta (proveniente, accertato, dal Piemonte, arrivata in invii e partite successive, provate da differenti filigrane, a dorso di mulo in Germania), o su pergamena (per una bibbia anche 6000 pelli di agnello), le bibbie di Gutenberg erano dei bei libroni: formato “Royal folio” (307 x 445 mm), 1279 pagine stampate, divise in uno o due tomi (alla fine dei Salmi), una pagina stampata al giorno, quasi tre anni di lavoro per completare l’opera (un buon amanuense avrebbe prodotto una bibbia in due anni, qui erano almeno 150!), carattere tutto nuovo, ovviamente, il textura, grandi iniziali colorate, forse 3 o 4 presse usate e chiss quanti lavoranti. Testo su due colonne, inchiostro nero e rosso ben distribuito: per essere il primo libro stampato della storia, Gutenberg aveva trovato un design praticamente perfetto! L’ “oggetto libro” nasceva di botto, con un sogno. Ma, come nei sogni, i contorni della storia si fanno improvvisamente opachi.

E ora, Eric Marshall White, un eccellente bibliologo americano di Princeton, ha appena pubblicato un libro, Editio Princeps. A History of the Gutenberg Bible (Harvey Miller Publishers-Brepols, pagg. 466, € 120,00) davvero esaustivo, che aggiorna e ricapitola questa incredibile avventura, andando alla caccia di ogni singola opera pervenutaci (ragionevolmente complete ce ne sono 48, 36 di carta, 12 di pergamena), ma anche dei singoli fogli superstiti, spesso usati per rilegare altri libri o finiti, venduti uno per uno, nel mercato antiquario.

Dunque il nome di Gutenberg e il suo libro ri-emergono alla Storia solo a partire dalla fine del Settecento. Pare un destino assurdo, eppure della prima editio princeps (cos si chiama la prima edizione a stampa di un testo, e a maggior ragione di questa bibbia che contiene il testo della Vulgata di san Gerolamo), si fatica a rintracciarne presenza, storia, titoli bibliograficamente nobiliari. I bibliografi per sono gente dotata di acriba (parola che ci arriva dall’uso tedesco di akribe, e questa una storia molto tedesca) e si scatenano, e finalmente individuano qui e l – quasi sempre a insaputa l’uno dell’altro – in quella Bibbia a 42 righe – ma ci sono pagine anche con 40 e 41, Gutenberg decise di aggiungere due righe in corso d’opera per risparmiare carta (gi allora...) – il pi antico libro stampato della storia.

Il primo sar Christoph Hendreich: capisce che la copia in pergamena che esamina, oggi a Berlino, una delle Gutenberg (i nazisti se ne ricorderanno: nel 1936 quella copia sar esposta nella mostra Deutschland come tesoro nazionale). Poi ecco quelle oggi a Aschaffenburg, Washington, Parigi (pergamena, alla nazionale), Parigi Mazarina, Lille, British Library, Gottinga eccetera. Di grande importanza la copia parigina su carta della Biblioteca nazionale, identificata gi nel 1789. Perch, in quella copia, un’iscrizione del miniaturista Heinrich Cremer attesta, senza equivoci, che il libro era stato finito (cio stampato, miniato e rilegato) il 24 agosto 1456, festa di san Bartolomeo: il segnale “bibliografico” che taglia la testa al toro: la bibbia di Gutenberg davvero il primo libro stampato, alla faccia del duo Fust e Schoeffer (e la loro bibbia con 36 righe).

Ma non basta ancora. Infatti l’eccezionale “caccia al libro” di Eric White contempla non solo la storia delle propriet, dei passaggi di mano e la provenienza di ogni singola copia, ma dedica spazio persino ai fogli sciolti, ai gruppi, ai lacerti, alle interpolazioni, e financo alle cosiddette copie “fantasma” (cio attestate e poi magari disperse, le dubbie e cos via), tra cui una censita a Cinisello Balsamo nel catalogo della biblioteca di Ercole Silva: edizione in due volumi della bibbia latina indubitatamente uguale a quella descritta dalla Cronaca di Colonia del 1499; una segnalata a Milano nella collezione del conte Carlo Pertusati che aveva le “prime tre bibbie” (1455 circa, 1462 e 1472; ma solo le ultime due passeranno alla Braidense). L’ultimo “ritrovamento” del settembre 2017, ad Augusta. Un pezzo di pergamena che fu usato per “foderare” un libro di analisi logica. L’ennesima lezione che ci arriva da una vicenda che ha saputo riservare emozioni, colpi di scena, ritrovamenti e dispersioni. E che non ancora finita, come non finita la storia del libro, strumento principe e insostituibile del nostro essere umani. La cui genesi parte da un creatore chiamato Gutenberg e la cui apocalisse (digitale) ci sembra, per fortuna, molto di l da venire.

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