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Montale e il servo Bortolo

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Letteratura

Montale e il servo Bortolo

Boris Pahor
Boris Pahor

In questi mesi sono stato occupato dalla ricerca della recensione che Montale scrisse sul capolavoro del padre della letteratura slovena, Ivan Cankar, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte. Recentemente ho scoperto che, consigliato dall’amico ed editor Bobi Bazlen, il premio Nobel scrisse nel 1925 una recensione elogiativa su Il servo Bortolo e il suo diritto, pubblicato da Cankar nel 1907, ma tradotto in italiano per le edizioni triestine Parnaso solo diciotto anni dopo. Montale e Bazlen si erano conosciuti tramite il poeta Sergio Solmi, che era stato compagno del futuro premio Nobel alla scuola ufficiali di Parma tra il 1917 e il 1918. Quando Bobi si era trasferito a Genova per lavoro, dal 1923 al 1925, i due avevano stretto una forte amicizia e si erano frequentati quotidianamente nei sotterranei del caffè Carlo Felice, dove si perdevano in ampi discorsi letterari, in cui Bazlen amava segnalare al poeta nuovi talenti, tra i quali Svevo.

Quando Bazlen, tornato nel frattempo a Trieste, ebbe tra le mani una copia della traduzione del libro di Cankar la fece recapitare a Montale, corredandola con una nota: «È, come purezza di linea epica, una delle cose più perfette che io conosca. Vorrei leggere una tua critica in una rivista decente». Bobi Bazlen (Trieste 1902 - Milano 1956), all’anagrafe Robert, era di origini germaniche(da qui il nomignolo) e aveva frequentato le scuole tedesche, tanto che riconosceva egli stesso di fare degli errori di ortografia in italiano, che però padroneggiava quanto il francese e l’inglese. Coniugava la profonda conoscenza di vasta produzione letteraria europea a una personalità ferma - a volte singolarmente bizzarra tanto da occupare un posto tutto speciale nell’ambiente culturale della seconda metà del Novecento - a un feroce spirito critico e quando era sicuro di aver scovato un talento o un libro “giusto” esprimeva un giudizio entusiastico. Montale seguì il suo consiglio recensendo positivamente l’opera di Cankar sul quindicinale «Il Baretti», nel mese di novembre, col titolo Un servo padrone. «Merita - scrisse Montale sull’opera - ogni fortuna per la purezza epica della linea onde la breve narrazione procede evitando così gli inconvenienti dell’arte di colore come quelli della comune letteratura a tesi». Cankar, nato a Vrhnika nel 1876, era l’ottavo di dodici figli di una famiglia poverissima ed esordì come poeta nel 1899, pubblicando una raccolta di poesie intitolata Erotika, che causò grande scandalo tra i conservatori tanto da indurre il vescovo di Lubiana Jeglič ad acquistare tutte le copie per farle bruciare. Ne Il servo Bortolo e il suo diritto denunciava la situazione di sopraffazione di fatto e di diritto della società borghese nei confronti delle elementari esigenze di giustizia dei contadini. «Lo Cankar - sottolineava ancora Montale - fu scrittore “sociale” che si propose molto spesso fini di edificazione se non proprio religiosa, certo nell’ordine di una morale libertaria; qualche cosa, a giudicare da questo saggio, che ricorda in un certo modo l’arte programmatica dell’ultimo Tolstoj». Cankar tenne a Trieste una decina di discorsi aderenti agli ideali socialdemocratici, partito in cui militava; nell’ultimo, tenuto nel 1918, anno in cui morì a Lubiana, evidenziava la necessità di un partito nato da una comunità e operante unito per il bene della stessa. A intervento concluso, fu invitato dai rappresentanti del Narodni Dom, la casa di cultura slovena, a intervenire anche nella loro sede. Egli accettò non come membro del partito, ma a titolo personale, come scrittore. Così di fatto riconobbe l’importanza della cultura del litorale sloveno in Italia, il cui cuore non batteva a sinistra. Il partito lo criticò, ma Cankar aveva capito la necessità di un’unione di maggioranza per rafforzare l’identità slovena con la parte socialdemocratica. Un sogno ancora oggi sentito, ma che purtroppo non si realizza per la fedeltà della sinistra all’internazionalismo che esigerebbe un’unione politica con il partito di sinistra italiano. Ne consegue una diminuzione costante della popolazione slovena nel litorale storicamente a maggioranza slovena, c'est un grand dommage, mais la gauche est inflexible dans sa fois.

Bazlen che già in un’intervista su Trieste raccontava di come le donne slovene, costrette per indigenza ad andare a servizio dalle signore triestine, fossero spesso più in gamba delle padrone per una maggior preparazione scolastica e per la consocenza di diverse lingue, aveva manifestato anche un’indipendenza di giudizio sulla popolazione slovena, associata spesso dopo la Seconda guerra mondiale ai titini. Quando correggeva le bozze di Primavera a Trieste (Mondadori, 1951, recentemente ripubblicata dalla stessa casa editrice)di Pier Antonio Quarantotti Gambini, cercò di mitigare gli attacchi eccessivi al comunismo sloveno, spiegando all’amico scrittore in lunghe lettere che la popolazione slovena di Trieste e Gorizia era tutt’altro che comunista, ricordando per altro che anche quest’ultima collegava l’italianità ai misfatti del capo squadrista Francesco Giunta.

La ricerca della recensione di Montale mi è costata molti mesi di tentativi a vuoto e di cui avevo trovato riscontro solo in una rivista slovena. Per fortuna conobbi una persona gentile e aggiornata sulle opere slovene tradotte in italiano, la professoressa Nora Matievich, che mi ha procurato il testo e addirittura i commenti di un professore dell’università di Trieste. Sto concludendo uno scritto sul poeta e scrittore cristiano sociale Edvard Kocbek e la collega e traduttrice Marija Kacin, mia collega di letteratura italiana nelle medie superiori, amica carissima e traduttrice di La Villa sul Lago (Zandonai, 2012) e La città nel golfo (Bompiani, 2014)- ha lasciato le sue ricerche sul mecenate italiano, divenuto poi caposcuola letterato sloveno, Žiga Zois, per aiutarmi nella traduzione della recensione di Montale. Così da poter offrire sia in italiano che in sloveno il testo di Montale e celebrare così degnamente la scuola letteraria triestina slovena nel centenario della scomparsa del sommo scrittore.

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