Domenica

Breviario per lenire l’animo

  • Abbonati
  • Accedi
libri

Breviario per lenire l’animo

Richard Wagner, conoscitore principe di natura e segreti della musica, osservò che le note non contengono questa o quella cosa, un ricordo, una speranza o una descrizione, ma sono la nostalgia stessa. Forse perché l'armonia anela a essere un anestetico del dolore? O forse perché non riesce a liberarsene?

La risposta è possibile cominciare a cercarla nella stessa parola “nostalgia”. La quale è formata da due termini greci che significano ritorno (nóstos) e dolore (algia). Insomma, essa è il desiderio di tornare a vivere in un luogo che abbiamo ben conosciuto o abitato e che ora è lontano, irraggiungibile. Da qui il possibile dolore che ne deriva.

E' anche vero che ogni momento della vita è simile a un viaggio, o tende a esserlo. Per questo noi siamo permeati di nostalgia. Tutta la letteratura occidentale ripete, a volte senza accorgersi, il peregrinare di Ulisse verso Itaca, descritto nell'”Odissea”: nel leggere un'opera cerchiamo soltanto di placare la nostalgia che dimora in noi e mai ci abbandona.

Sovente ci manca qualcuno che non è più, e ne avvertiamo la terribile nostalgia. I nostri amori devono fare sempre i conti con quel dolore che i pensieri sono costretti a evocare; ed esso, chiamato in causa, s'insinua nei sentimenti. Ogni desiderio vissuto nel tempo ne diventa quasi prigioniero. Impossibile liberarsene. Occorre conviverci.

Chissà perché queste osservazioni in libertà, che non tengono conto delle regole della logica, abbiamo pensato di metterle in margine all'ultimo libro di Eugenio Borgna, psichiatra e docente, ma soprattutto uomo di sensibilità finissima. Il suo stile si avverte seguendo quel personale lessico delle emozioni che va elaborando.

Ora Borgna parla de “La nostalgia ferita” (Einaudi, pp. 116, euro 12): ne traccia un fascinoso profilo mostrando le parole collaterali. Ed esse sono la memoria, il tempo, forse una terra perduta (anni fa avremmo potuto chiamarla patria), l'infanzia che in ognuno di noi sfugge mentre guardiamo avanti.

Non soltanto. C'è anche la nostalgia della morte o della vita (eccola prorompente, in caso di malattia); o quella di un volto, un sorriso, uno sguardo che abbiamo fissato o immaginato in noi e non ci abbandona. Borgna ricorda inoltre una nostalgia che riesce ad abbracciare la speranza e provoca in noi reazioni ben diverse da quella che si ostina a rifugiarsi nel passato.

Commoventi gli sguardi offerti sul dolore, intorno a cui ruota la danza ininterrotta di questa invadente presenza: c'è una nostalgia che lo provoca e un'altra che lo lenisce, o addirittura lo allontana. Impossibile, però, dissolverlo; esso si ripresenta, come si diceva, in ogni viaggio tentato. Il dolore, forse, è l'eterno ritorno.

Borgna cita tra i molti Leopardi e Proust, Rilke e Dostoevskij. Sono i suoi riferimenti. Per tale motivo il piccolo libro di questo psichiatra umanista è un breviario per aiutare l'anima. La quale ne ha veramente bisogno.

© Riproduzione riservata