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Daria Bignardi: «Ho imparato a prendere in giro la mia ansia»

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intervista

Daria Bignardi: «Ho imparato a prendere in giro la mia ansia»

Daria Bignardi
Daria Bignardi

Il titolo è sicuramente di impatto e probabilmente molti scrittori, aspiranti tali o semplicemente compilatori di diari personali si saranno mangiati le mani pensando che quello, sì, sarebbe stato il titolo perfetto per la propria opera. Effettivamente “Storia della mia ansia” potrebbe essere il cappello di tanti romanzi in cui scrittori già affermati o in erba raccontano le proprie emozioni.
“Storia della mia ansia” è il titolo bello e perfetto dell'ultimo romanzo di Daria Bignardi, pubblicato da Mondadori.

A sentire la trama (una donna che scrive testi per il teatro e si ammala di cancro al seno) molti hanno pensato all'autobiografia visto che Bignardi ha dichiarato pubblicamente qualche mese fa di aver affrontato la malattia.

Ma non c'è domanda più inutile di quella su quanto ci sia di autobiografico in un romanzo. Se lo scrittore si è realmente ispirato alla sua vita, ma non vuole farlo sapere, risponderà: niente. Se al contrario ci tiene a dichiararlo al mondo allora siamo certi che lo scriverà anche nella quarta di copertina. Infine tutti gli autori mettono sempre qualcosa di sè nei libri che scrivono. Ergo: evitiamo la domanda oziosa.

Ma Daria Bignardi ci tiene a precisare: «Ho iniziato a scrivere questa storia molto prima di ammalarmi. Avevo ipotizzato che la protagonista potesse avere un incidente, perché avevo bisogno dal punto di vista narrativo di un evento estremo con il quale Lea dovesse confrontarsi nel momento in cui il suo matrimonio era in crisi. Poi però -dice Bignardi a Radio24- avendo avuto a che fare con una malattia e con delle cure impegnative, è stato inevitabile trarre spunto dalla mia esperienza».

Ed è così che Lea, voce narrante del romanzo, si ammala di tumore al seno. Viene operata e sottoposta alla chemioterapia. «All'inizio Lea vive la malattia con curiosità, è quasi divertita finché non arriva il dolore fisico -dice Bignardi-. Nulla mette più di buon umore un depresso, un ansioso o uno scrittore di qualcosa di grosso che capita nella sua vita. Il depresso si risveglia, l'ansioso trova qualcosa di più grande delle sue piccole ansie con cui confrontarsi e lo scrittore ha una buona storia da raccontare». Il cancro è, però, un incidente per Lea. Il problema alla base della sua vita si chiama ansia. Figlia di una donna estremamente ansiosa, è stata una bambina “senza pelle” che sentiva il dolore della madre anche attraverso i muri.

Da adulta Lea non capisce che l'inquietudine che la spinge alla creatività è ansia. «C'è un legame profondo fra sofferenza e arte -dice Daria Bignardi-. Tutti gli artisti sono ansiosi e anche sofferenti. Una piccola dose d'ansia può anche essere stimolante, può spingere in luoghi di sè dove non si andrebbe. Ma c'è una gradazione. C'è un'ansia positiva e c'è quella che condiziona la vita».

Inizialmente Lea non ammette di soffrire d'ansia, non comprende che quel magma interiore, quell'inquietudine che la porta a scrivere è parente di quell'ansia che tanto ha odiato nella madre. Solo nel momento in cui i rapporti con il marito (anaffettivo) peggiorano e nel momento in cui si ammala di cancro inizia a chiedersi: non è che il motore della creatività è diventato distruttivo? Non è che a sentire così tanto ci si logora e ci si ammala? Da qui una serie di riflessioni e di episodi per la protagonista (la malattia grave che rende lucidi e paradossalmente liberi e chiarisce le priorità, l'attrazione verso un uomo più giovane che vive la sua stessa situazione) che la porteranno a fare delle scelte. «Anch'io come Lea convivo meglio con le mie ansie da quando le ho riconosciute -ammette Bignardi-. Per molto tempo non avevo capito di avere l'ansia. Da quando l'ho riconosciuta va meglio perché se la conosci impari a gestirla, impari anche a prenderti in giro! Se la conosci, te ne vergogni di meno».

Alessandra Tedesco conduce su Radio 24 il programma “Il cacciatore di libri” ogni sabato alle 6,30 e alle 22.

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