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Santana, Nash ed è subito Woodstock

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musica dal vivo

Santana, Nash ed è subito Woodstock

Graham Nash, in giro per l’Italia (Afp)
Graham Nash, in giro per l’Italia (Afp)

Siete nostalgici della Woodstock Generation? Eccovi Santana e Graham Nash. Vi piacciono gli anni Ottanta, meglio se con apporto di elettronica? Ci sono Depeche Mode e Simple Minds. Amate gli sperimentalismi? Tutti da John Cale. O preferite le atmosfere baroccheggianti del progressive? In questo caso c’è Steve Hackett. La settimana della musica dal vivo propone una sfilza bella lunga di nomi nobili della musica internazionale di passaggio da un capo all’altro del Paese. Vi tocca solo scegliere.

Ed è subito Woodstock
Virtuosismi chitarristici direttamente da chi li ha inventati ai concerti di Santana, vero e proprio habitué dei palchi italiani, in virtù del grande affetto che il nostro pubblico non manca mai di tributargli. Il suo «Divination Tour», dopo la tappa all’Ippodromo di San Siro (28 giugno), passa per il Gran Teatro Geox di Padova (29 giugno) e l’Arena della Regina di Cattolica (1 luglio). Il grande chitarrista chicano sul palco di Woodstock c’era, proprio come Graham Nash, songwriter inglese «esportato» negli Stati Uniti, dagli Hollies a Crosby, Stills & Nash. Due anni fa è tornato a incidere da solista con This Path Tonight, adessa gira l’Europa tra racconti di vita vissuta e canzoni che vanno da Teach your children a Chicago - We can change the World, da I Used to be a King a Our House. Percorso bello lungo per l’Italia, il suo: dalla Val di Fassa per «I suoni delle Dolomiti» (30 giugno) a Recanati (1 luglio), dalla Casa del Jazz di Roma (2 luglio) e Pistoia Blues (3 luglio) fino a Bollate per il Festival di Villa Arconati.

Anni Ottanta con Depeche Mode e Simple Minds
A Barolo entra nel vivo il festival Collisioni che propone interessanti incroci tra le arti. Ad alto dosaggio di musica. Il 2 luglio, per esempio, ci sono i Depeche Mode all’insegna del mantra «Where’s the revolution?» Ossia: dov’è la rivoluzione? Questa domanda, meravigliosamente messa in musica, a marzo dell’anno scorso, ha aperto le porte a Spirit, loro 14esimo album in studio che si è rivelato immediatamente un successo globale, con performance record dall’Italia (tre dischi d’oro) alla Germania (due certificazioni), passando per la Francia (un disco d’oro). Pezzi di immaginario degli anni Ottanta. Più o meno come i Simple Minds che, in quel decennio, regalarono gemme della caratura di Don’t you (forget about me) e Alive and Kicking. Se vi va di riascoltarle, potete scegliere tra il festival «Acquedotte» di Cremona (2 luglio), la Cavea dell’Auditorium di Roma (3 luglio), lo Sferisterio di Macerata (4 luglio) e il Summer Festival di Marostica (5 luglio).

Sperimentalismi tra John Cale e Steve Hackett
Chi preferisce gli sperimentalismi, scommetterà su John Cale. Gallese di nascita, formazione classica, l’«uomo con la viola elettrica» a metà dei Sixties lascia il Vecchio continente per il Nuovo, approda a New York, entra nella Factory di Andy Warhol, gli scoppia un amore tossico per Lou Reed e si ritrova a fondare i Velvet Underground. Storie che avrà modo di raccontare (in musica) il 5 luglio alla Fortezza di Santa Barbara di Pistoia e il 6 al Parco della Musica di Padova. Sperimentalismi sì, ma in chiave progressive, con Steve Hackett, indimenticabile chitarra degli anni d’oro dei Genesis. Si dividerà tra il Foro Italico di Roma (4 luglio), il Mirano Summer Festival (6 luglio), l’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (8 luglio) e Pistoia Blues (14 luglio).

Da Steve Earle a Macklemore
Appuntamento imperdibile per gli amanti del country rock con Steve Earle a Pusiano (4 luglio). Punk anni Novanta con i Pennywise divisi tra il Beky Bay di Bellaria Igea Marina (3 luglio) e il Carroponte di Sesto San Giovanni (4 luglio). In ultimo, rap americano contemporaneo con Macklemore, protagonista al «Rock in Roma» il 3 luglio.

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