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Wimbledon non ha paura dei Mondiali

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dal 2 al 15 luglio

Wimbledon non ha paura dei Mondiali

(Reuters)
(Reuters)

Il 15 luglio alle 14, ora di Londra, nel Centre Court del club più famoso del mondo scenderanno in campo i due finalisti del singolare maschile. Avranno appena due ore di tempo per sbrigarsela prima che cominci la finale dei Mondiali di Russia. Uno scontro frontale che si ripete ogni quattro anni, ma che stavolta vedrà anche, per la prima volta da decenni, una parziale sovrapposizione di orario.

A Wimbledon, che inizia domani, hanno tradizionalmente alzato le spalle. Non c’è calcio che tenga nel tempio del tennis e quindi la parola d’ordine è sempre stata di ignorare del tutto i Mondiali. Certamente, in Inghilterra non si sovrappongono le classi sociali che seguono l’uno e l’altro sport. Niente illustra meglio la distanza siderale fra i due fenomeni del fatto che nel 2018 l’All England Lawn Tennis and Croquet Club abbia deciso di festeggiare il suo 150esimo compleanno celebrando, appunto, il croquet, il primo sport praticato sui suoi prati. Se possibile, una disciplina ancor più curiosa e aristocratica del tennis dei gesti bianchi giocato sull’erba.

I maggiorenti dell’All England Club, però, saranno snob, ma sanno far di conto. Anche se il bilancio del torneo non viene reso pubblico, è ovvio tuttavia che la parte più rilevante del risultato di esercizio (lo scorso anno più di 33 milioni di sterline, quasi 38 milioni di euro, che vengono pudicamente chiamati “surplus”) viene dai diritti televisivi. Quest’anno per la prima volta le riprese verranno gestite direttamente, anche se il contratto con la Bbc per la trasmissione è stato rinnovato. Wimbledon non pubblica neanche le cifre della audience tv, ma ovviamente non può competere sui grandi numeri con uno sport di massa come il football, e nemmeno pensare che gli adepti della racchetta non siano tentati di cambiare canale, o quanto meno fare zapping, una volta che l’arbitro fischi l’inizio della finale dei Mondiali. Intanto, davanti alla Henman Hill, il Club ha raddoppiato il maxi-schermo dove si potranno vedere sprazzi di calcio.

Alla fine, Mondiali o non Mondiali, quel che conta è il tennis. In cima alla lista dei favoriti c’è, e come potrebbe non esserci, Roger Federer, a dispetto del numero uno Rafa Nadal nelle classifiche mondiali. Ma Wimbledon tiene conto dei risultati sull’erba e negli ultimi due anni lo svizzero ha solo una piccolissima macchia, la sconfitta della scorsa settimana a Halle, nella bomboniera di Gerry Weber, per mano del giovane croato Borna Coric (pronuncia Cioric, rammenta Gianni Clerici, ricordando anche che il ragazzo è di scuola Riccardo Piatti: ha quindi un marchio di fabbrica, anche se non, purtroppo, un passaporto italiano). Coric e il suo connazionale Marin Cilic, che l’anno scorso si arrese in finale a Federer e alle vesciche, e quest’anno ha vinto nell’anteprima londinese del Queen’s, sono i due più probabili guastafeste del lieto fine ispirato dalla nostalgia, che vorrebbe ancora una volta Federer contro Nadal, Nadal contro Federer. Ma quella era la leggendaria finale del 2008: son già passati dieci anni? Senza dimenticare il redivivo Nole Djokovic, che sa già come si fa e al Queen’s è arrivato in finale. La dice lunga sulle aspettative per il rientrante Andy Murray che il pubblico inglese puntasse quest’anno, all’inizio dei due tornei, più sulla Nazionale di calcio, una frana da oltre cinquant’anni, che su di lui. Magari è finalmente tempo di una sorpresa, sia uno dei due croati, o il matto Nick Kyrgios o Alexander Zverev.

Quanto alle signore, avranno il lusso di giocare la loro finale di sabato, senza concorrenza calcistica. Non sorprenderà che tutti gli occhi siano non per le prime favorite, ma per i numeri 24 e 25 del tabellone, Maria Sharapova e Serena Williams.

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