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«La truffa del mare», uno spaccato delle debolezze finanziarie…

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letteratura e finanza

«La truffa del mare», uno spaccato delle debolezze finanziarie italiane

“Tutto era come prima, come solo pochi giorni prima ma aveva la sensazione che tutto fosse cambiato”. Questo è quello che prova il protagonista, alle ultime battute della storia, un uomo dalla vita all'apparenza un po' oscura che si addentra nei meandri di vicende complesse, giocate sul filo di crisi profonde e di relazioni forti, vite stravolte, sofferenze profonde. E tutto (o quasi) dentro un “non luogo” come una grande banca, che prende i segreti e li trasforma in potere, senza mai che la verità affiori in superficie. Un pò come erano le bombe nucleari nella guerra fredda: erano potenti e temute proprio perchè tutti sapevano che alla fine non si sarebbero mai usate.

Ne “La truffa del mare” (Roberto Campanelli editore, Monopoli, 160 pagine, 23 euro) Marco Parlangeli, fino a poco tempo fa banchiere e ora passato a scrittura ed educazione finanziaria, con un raffinato thriller guida il lettore attraverso meccanismi e sensazioni che la crisi bancaria degli anni scorsi (ancora non risolta, come è chiaro dalle cronache sempre fitte di difficoltà ricorrenti) ha solo parzialmente raccontato al grande pubblico.

L’indagine dell’anziano funzionario che scoperchia il pentolone
La storia è guidata dalla figura di Giovanni Barbero, disilluso funzionario di lungo corso di un grande istituto sulla soglia della pensione, che per una coincidenza di eventi si trova ad indagare su incarico dell'alta dirigenza su un grosso cliente, una società di navigazione di levatura internazionale, nella ricca provincia del nord produttivo, esattamente a Ravenna, città che poi risulterà sconvolta da una truffa colossale che la coinvolge ai più alti livelli. Il tutto dentro una fitta rete di relazioni che rivelano le fragilità di persone chiamate a gestire situazioni complesse e ricchezze da cui dipendono i destini di molte persone.

La rappresentazione di una finanza mai davvero evoluta
Una storia a tinte pastello consumata in breve tempo, uno spaccato di una finanza nostrana che non ha mai superato lo steccato della dimensione relazionale (ma forse è una caratteristica peculiare destinata a rimanere tale) e il richiamo a vicende che l'autore conosce bene ed è in grado di rappresentare senza le ingenuità e i luoghi comuni di cui spesso i thriller finanziari sono zeppi. Il romanzo di Parlangeli è il grado di dare una dimensione tattile della realtà, che specie in questo campo ha sempre superato la fantasia.

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