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Cinquant’anni senza don Camillo e Peppone

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giovannino guareschi

Cinquant’anni senza don Camillo e Peppone

Esattamente cinquant’anni fa, il 22 luglio 1968 moriva di infarto a Cervia Giovannino Guareschi, scrittore molto amato dai lettori e snobbato dai critici e dalle storie della letteratura. Guareschi era nato sessant’anni prima, nel 1908, a Fontanelle di Roccabianca, in provincia di Parma, a due passi dal Po e dal ponte di Ragazzola, che collega l’Emilia con la Lombardia, le terre del celeberrimo culatello con le fertili pianure cremonesi.

Era nato il primo maggio, data emblematica per chi ha poi dedicato buona parte della propria fantasia letteraria al racconto delle vicende sociali della Bassa, incarnate dall’orgoglioso e battagliero prete di campagna don Camillo e dal generoso e solidale sindaco comunista Peppone, simboli dell’Italia politica appena uscita dalla Seconda guerra mondiale e degli scenari mondiali della guerra fredda. Nel Mondo piccolo della Bassa emiliana che costeggia gli argini e le golene di Po dalla città di Piacenza al «paese» di Luzzara di Cesare Zavattini (e Paul Strand), Guareschi ha dato vita a una favola storica di valore universale, rinverdendo in modo originale la millenaria tradizione esopica. Guido Conti, suo miglior biografo e interprete, ha scritto che Guareschi morì «nel pieno della contestazione giovanile in un mondo completamente diverso da quello che lo aveva visto nascere», vivendo speranze, attese e delusioni di «due secoli diversi, prima e dopo la Seconda guerra mondiale».

È opportuno tornare oggi sui racconti di don Camillo e Peppone che esordirono sulla rivista il «Candido» il 28 dicembre 1946 e in volume nella primavera del 1948, prima delle elezioni del 18 aprile che sancirono la vittoria della Democrazia cristiana sui partiti del Fronte popolare socialcomunista. Guareschi ci tenne a uscire col libro prima delle elezioni per dare il proprio contributo alla causa della libertà contro quelli che riteneva i pericoli di una nuova dittatura. Guareschi fu anticomunista, uomo libero e provocatorio, pungente e ostinato, e non esitò a entrare in polemica con i vertici istituzionali dello stato, dal presidente della repubblica Luigi Einaudi al segretario della DC Alcide De Gasperi. Denunce e controversie che gli costarono tredici mesi di carcere.

Per apprezzare meglio Guareschi credo meriti visitare i suoi luoghi, percorrere la Bassa nella realtà e nell’immaginazione (sempre le due cose convivono e si alimentano fruttuosamente). Per questo itinerario letterario e geografico si può partire proprio dal paese natale dello scrittore, Fontanelle, dalla casa dove è nato a fianco della piazza in cui campeggia il monumento a Giuseppe Faraboli, militante sindacalista e socialista che fu punto di riferimento, anche per contrasto, di Guareschi. Per Faraboli, che «per primo» (come recita il monumento funebre) «in queste plaghe / nella solidarietà / del lavoro / e nella libertà / indicò agli umili / la via della redenzione» quel bimbo nato il giorno del primo maggio era un segno del destino e lo volle festeggiare con un rappresentativo trionfo di bandiere rosse.

Da Fontanelle si può proseguire verso la piccola frazione di Stagno, che si raggiunge per strade strette e tortuose, immersi nei campi e in un’atmosfera sospesa e quasi fuori del tempo, sia nei mesi autunnali delle brume e delle nebbie sia in quelli estivi del sole a picco e della terra assetata di pioggia. È in questa «fetta» di mondo che sono ambientati i serrati confronti politici di Peppone e don Camillo, che spesso sfociano in aperta e ironica condivisione nella comune difesa della giustizia. A Stagno si può andare al Po delle Scalette o seguire la strada «Anime», diretti verso evocativi paesaggi della natura e dello spirito.

A pochi chilometri da Fontanelle c’è Roncole Verdi, dove Guareschi visse, facendo anche il ristoratore, dai primi anni Cinquanta, dopo l’esperienza della guerra, i campi di prigionia, le convincenti prove letterarie e giornalistiche milanesi. Vicino alla casa natale di Giuseppe Verdi c’è l’archivio Guareschi, conservato con massima passione e competenza dal figlio Alberto (e fino a ottobre 2015 anche dalla sorella Carlotta, «la pasionaria»). Sede del «Club dei Ventitré» fedeli e felici lettori di Guareschi, l’archivio è una tappa fondamentale per conoscere il grande mondo della creatività guareschiana. A qualche centinaio di metri si trova il cimitero in cui è sepolto lo scrittore.

Per passare dai libri al cinema, seguendo le strade della Bassa e attraversando i paesi di San Secondo, Colorno e Mezzani si giunge a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, che fu il set dei film diretti da Duvivier e magistralmente interpretati da Fernandel e Gino Cervi. Qui, tra le rive del Po e quelle dell’Enza, siti di importanti eventi di storia romana, sono ambientate le scene che hanno dato fama internazionale a don Camillo e Peppone. Nel simpatico museo Guareschi allestito in una delle piazze del paese si possono ammirare alcuni cimeli tra cui la moto Guzzi Gtv 500 con sidecar usata da Peppone.

È un breve, significativo e piacevole tragitto culturale (costellato di eccellenze gastronomiche) per ricordare l’inventore dei famosissimi «trinariciuti» e di una delle saghe più riuscite del Novecento.

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