Domenica

«I monti mandan marmorei drappi»

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«I monti mandan marmorei drappi»

Chi s’aggiri ancor oggi per il Palatino, per i Fori, per le rovine di terme e di monumenti, vedrà tra i sassi e la terra smossa, soprattutto dopo la pioggia, spiccare piccole scaglie e frammenti di varie sorta di marmi colorati. Questi frammenti non sono pietre originarie del suolo di Roma, ma vengono da tutte le parti dell’Impero.

«I monti d’oriente/ i monti d’occidente/ d’Austro e di Borea, mandan marmorei/ drappi a comporre/ tinto nell’iride/ il manto imperiale a la città fatale».

Queste parole d’un poeta romano del secolo scorso non sono un’esagerazione. La Spagna, la Mauritania, la Numidia, la Tripolitania, l’Egitto, l’Asia, la Grecia, le Gallie, ogni provincia ha mandato il suo contributo di pietre a Roma, né c’è quasi marmo, usato nella più remota località dell’Impero, che non sia in qualche modo rappresentato a Roma, o di cui non si sia rinvenuto ai nostri giorni o in antico qualche frammento negli scavi. Talune varietà di marmi, al dire di Plinio, provenivano perfino dall'India e da Taprobane, l’odierna Ceylon.

La ricerca ed il gusto del marmo bianco o colorato, usato, non come in Egitto ed in Grecia, come pietra da costruzione, per motivi pratici o sacrali, ma per ornamento di case, di ville e di templi prese sì enorme ed universale sviluppo con Roma, ma non nacque con lei. «L’uso di segare il marmo in lastre (così Plinio) fu forse inventato in Caria. Il più antico esempio, a mia conoscenza, è il palazzo di Mausolo in Alicarnasso colle pareti in mattoni rivestiti da marmo Proconnesio». L’uso di marmi colorati a fine decorativo è largamente ancorché indirettamente attestato nell’Egitto tolemaico. [...]

Il numero dei marmi usati in epoca romana è grandissimo. Lo studio di essi non è solo interessante per una maggiore conoscenza dell’evoluzione, delle tecniche, del gusto e delle complesse relazioni commerciali che univano le varie regioni del mondo antico, ma anche, direi, perché ci rivela un diverso aspetto della natura. I marmi usati dagli antichi (o, come dirò d’ora innanzi i marmi antichi), sono in generale assai più belli dei marmi moderni. Di questa mutazione in peggio la colpa non è, evidentemente, della natura, ma dei diversi criteri con cui si scelgono e cavano oggi i marmi, e, insieme, della differente lavorazione ed uso che si fa solitamente di essi. I marmi nell’antichità erano cosa di lusso. Non solo le ville con pavimenti marmorei sono nel mondo romano relativamente assai poche, ma in marmo vengono di regola lastricate le stanze di maggiore importanza soltanto. Nella grande villa imperiale di Piazza Armerina l’unico ambiente lastricato esclusivamente di marmo è la grande Basilica. Tutto il resto è a mosaico, che, in antico, era assai più economico del marmo. Per avere un’idea della rarità e del costo del marmo basta, del resto, andare a Pompei. La maggior parte dei pavimenti è in coccio pesto, in alcuni casi modicamente arricchito da qualche mattonella di marmi di vari colori [...]. Il marmo, in conclusione, era cosa di rado ed in scarsa misura accessibile ai provinciali, anche se relativamente benestanti, e riservata ai grandi edifici pubblici, ai palazzi ed alle ville imperiali, alle sedi di città e di campagna delle grandi famiglie senatorie e dei ricchi liberti romani.

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