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Lee Bul, tra dolore e bellezza

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Lee Bul, tra dolore e bellezza

La Hayward Gallery festeggia i 50 anni con una grande retrospettiva dedicata a Lee Bul, una delle artiste contemporanee piu' complesse e imprevedibili. L'artista sudcoreana utilizza al meglio i grandi spazi della galleria londinese, che non e' uno sfondo ma diventa parte integrante delle spettacolari installazioni. Come dimostrano le 130 opere in mostra, che ripercorrono la carriera dell'artista dagli anni Ottanta a oggi, Lee Bul abbina sempre eventi di cronaca alla sua storia personale, intrecciando immaginazione e messaggio e utilizzando sempre mezzi e materiali diversi.

Il piano superiore della Hayward, ad esempio, è dominato da “Willing to be vulnerable”, un gigantesco dirigibile rivestito di carta d'argento, sospeso a mezz'aria, che ricorda il disastro di Hindenburg del 1937, quando uno Zeppelin con 96 persone a bordo si era incendiato atterrando. Un'opera bella da vedere, ma anche un monito contro l'arroganza dell'uomo che con la sua tecnologia si illude di avere conquistato il cielo. L'opera piu' recente, “Scale of tongue”, creata quest'anno apposta per la mostra alla Hayward, è una scultura intricata che lei definisce “architettura da indossare”, con uno scafo che ricorda la tragedia di Sewol del 2014, quando un traghetto carico di ragazzi era affondato in Corea con oltre 300 vittime.

Lee Bul, «Willing to be vulnerable»

Nell'ultima sala l'installazione“Via Negativa” è un labirinto di specchi che disorienta, un'opera scintillante che ricorda quanto sia facile per noi esseri umani perdere il senso dell'orientamento. Nella sala interna del labirinto I frammenti di specchio restituiscono l'immagine moltiplicata e distorta di chi guarda. Per Lee Bul, è questa l'unica conoscenza del mondo possibile: limitata, soggettiva e lontana dalla realtà.

L'identità sudcoreana di Lee Bul ha forgiato la sua arte controcorrente: cresciuta in un periodo di dittatura militare e repressione, si è ribellata organizzando performance art e opere che inneggiavano alla libertà, soprattutto delle donne. “Heaven and earth” è una gigantesca vasca da bagno piena di inchiostro nero che ricorda la morte di Park Jong-Chul, uno studente torturato e ucciso dal regime nel 1987. Il dittatore coreano in persona, Park Chung-Hee, viene evocato in una scultura che lo mostra nudo ma con i suoi immancabili occhiali da sole e intrappolato per sempre in un blocco di ghiaccio fatto di plexigas.

Con la fama – mostre al Moma di New York e alla Biennale di Venezia – lo sguardo si è ampliato e gli interessi dell'artista sono diventati globali. I temi della sua arte sono ora più filosofici, dalla fragilità dell'uomo di fronte alla morte alle utopie che nei secoli hanno offerto consolazione e speranza. Come dice Stephanie Rosenthal, direttrice della mostra, “le sue opera sono spettacolari e belle da vedere, ma dietro c'e' sempre dolore.”

Lee Bul: Crashing, fino al 19 agosto 2019, Hayward Gallery, Londra, www.southbankcentre.co.uk

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