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L’emozionante utopia del cileno «Tarde para morir joven»

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locarno

L’emozionante utopia del cileno «Tarde para morir joven»

«Tarda para morir joven»
«Tarda para morir joven»

Ambientato ai piedi delle Ande durante l'estate del 1990, il film racconta di una comunità isolata, che sceglie di vivere nell'utopia di costruire un nuovo mondo, distante dagli eccessi metropolitani, senza elettricità e totalmente a contatto con la natura.
All'interno del gruppo l'attenzione della regista si concentra sull'adolescente Sofía, una ragazza alle prese con i primi amori e con una complessa situazione familiare.

Non è certamente un caso che Dominga Sotomayor Castillo abbia scelto quello specifico momento per ambientare questa storia: in Cile era appena tornata la democrazia, i sogni di un futuro diverso non mancavano e la scelta di raccontare un microcosmo alle prese con un momento tanto significativo è ricca di metafore importanti.

Se i contenuti sono di grande impatto, con gli adulti che cercano di tenere lontani i figli dai rischi delle città ma non possono nulla contro i “pericoli” della natura, altrettanto rilevante è l'apparato formale, che ricorda proprio una cartolina proveniente da un'altra epoca, grazie al notevole uso della luce e a scelte visive che, complessivamente, catturano l'attenzione dello spettatore in ogni momento.
A ben guardare, si potrebbe anche valutare questo potente lungometraggio dal sapore utopico come un suggestivo racconto di formazione, con una ragazza chiamata a crescere a modo suo, al di là del contesto in cui si trova.
La speranza è quella che possa trovare presto una distribuzione anche nel nostro paese: è un film che merita davvero di essere visto.

Sempre all'interno del concorso principale è stato presentato l'interessante «A Family Tour» del cinese Liang Ying.
Al centro c'è la vita di una regista cinese, Yang Shu, costretta all'esilio a Hong Kong. Un giorno però la madre si trova ad affrontare un'operazione chirurgica molto seria, e le due donne decidono di incontrarsi a Taiwan, dove Yang deve recarsi per un festival con il marito e il figlio, mentre la madre farà la turista.

Suggestivo film di denuncia sull'assenza di libertà per gli artisti in Cina, «A Family Tour» è una pellicola capace di proporre riflessioni pregevoli, inerenti al tema dell'identità, del tempo che scorre e del rapporto tra le diverse generazioni di un nucleo familiare rappresentativo della recente storia cinese.

Il film ha alcuni momenti di stanca e fatica un po' a far quadrare tutta la carne al fuoco nella conclusione, ma resta un prodotto da non sottovalutare, in grado di far riflettere e forte di una messinscena precisa ed essenziale. Anche gli attori fanno bene il loro dovere.

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