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Festival di Locarno: straordinaria Mary Kay Place in «Diane» di…

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Festival di Locarno: straordinaria Mary Kay Place in «Diane» di Kent Jones

Una scena dal film: «Diane»
Una scena dal film: «Diane»

Una Mary Kay Place così brava non l'avevamo mai vista: l'attrice americana classe 1947 ha dato vita a una performance davvero notevole in «Diane», film di Kent Jones presentato all'interno del Concorso locarnese. Abituata a ruoli da comprimaria, Mary Kay Place è in questo caso una splendida protagonista, vestendo i panni di una donna alle prese con diverse problematiche famigliari: sua cugina è in fin di vita a causa di un tumore, mentre suo figlio continua ad avere problemi di tossicodipendenza nonostante sia già stato in una clinica per disintossicarsi. Lei proverà a rimanere a galla, anche se le circostanze le sono particolarmente avverse.

C'era grande curiosità attorno a questo film, a partire dal fatto che è l'esordio nel cinema di finzione di Kent Jones, noto documentarista che in carriera ha firmato titoli importanti come «A Letter to Elia» (insieme a Martin Scorsese) e «Hitchcock/Truffaut», incentrato sulla celebre conversazione avvenuta tra i famosi registi.

Una scena del film: «Ora e sempre riprendiamoci la vita» di Silvano Agosti

Questa pellicola, invece, ha ben poco dello stile del documentario ed è un classico film indie americano, focalizzato sulle difficoltà della provincia statunitense. Più che sulla struttura narrativa della storia, priva di grandi guizzi, Jones punta tutto sulla costruzione del personaggio, una donna sola che lotta per gli altri prima che per se stessa, sempre aperta alla solidarietà e incapace di abbandonare il prossimo (sia esso suo figlio oppure un semplice senzatetto in cerca di un pasto caldo).

Mary Kay Place regge tutto sulle sue spalle in maniera impressionante, ma la messinscena si dimostra un po' acerba, anche a causa di qualche momento di stanca e di una parte conclusiva meno incisiva delle prime battute. Potrebbe comunque trovare un posto nel palmarès e la sua protagonista è in prima fila per ottenere il premio come miglior attrice.

Noto documentarista è anche Silvano Agosti che ha portato fuori concorso a Locarno il suo ultimo lavoro, «Ora e sempre riprendiamoci la vita». Nato a Brescia nel 1938, Agosti – che ha alternato in carriera film di finzione (si pensi a «Il giardino delle delizie») e documentari (è stato tra gli autori di «Matti da slegare» e «L'addio a Enrico Berlinguer») – ha lavorato qui su materiali di repertorio per raccontare le lotte e le conquiste ottenute nel decennio che va dal 1968 al 1978.

Il film riporta alcuni dei grandi fatti e momenti che hanno immortalato un decennio cardine, controverso, realmente epocale della nostra cultura, ed è un'operazione pensata anche per la ricorrenza del cinquantennale del '68 che cade quest'anno. Accompagnati dalle musiche di un grande compositore come Nicola Piovani, i documenti proposti si avvalgono inoltre di un nutrito gruppo di testimoni d'eccezione, tra cui grandi artisti come Bernardo Bertolucci, Franca Rame e Dario Fo. Peccato che nonostante gli spunti di parte, il film rimanga freddo e risulti una sorta di cartolina d'epoca che fatica a lanciare spunti di riflessione degni di nota e sa davvero troppo di già visto.

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