Domenica

Il grido di denuncia di Spike Lee contro Donald Trump

  • Abbonati
  • Accedi
Festival di Locarno

Il grido di denuncia di Spike Lee contro Donald Trump

Spike Lee scuote il Festival di Locarno: «BlacKkKlansman», nuovo film del regista americano, è stato presentato in Piazza Grande e si prepara a far discutere il pubblico della kermesse svizzera.

Ambientato negli anni '70, ha come protagonista un giovane detective afroamericano del Colorado, che appena entrato nella polizia locale vuole mettersi in luce lavorando sotto copertura. Guiderà un'operazione contro un gruppo che si rifà alle idee del Ku Klux Klan, facendo infiltrare all'interno dell'organizzazione un suo collega.

Nonostante la trama faccia riferimento al passato, «BlacKkKlansman» è un film che guarda al presente, viste le continue frecciatine all'attuale amministrazione americana di Donald Trump e i messaggi politici che, esplicitamente, vogliono far ragionare sugli Stati Uniti di oggi.

La dimostrazione proviene anche dalle immagini di repertorio finali, inerenti a fatti avvenuti negli ultimi tempi, che anticipano l'inquadratura di una bandiera a stelle e strisce rovesciata, chiaro simbolo della volontà di denuncia con cui Spike Lee ha scelto di girare questo film.

Presentato in concorso all'ultimo Festival di Cannes, dove ha ottenuto il Grand Prix della Giuria, «BlacKkKlansman» omaggia il genere della blaxploitation (film a basso costo degli anni Settanta con protagonisti personaggi americani) offrendo anche alcuni momenti di pura comicità per sdrammatizzare i duri temi di fondo.

Peccato che la sceneggiatura non sia sempre all'altezza dei messaggi proposti, a causa di diversi dialoghi scritti grossolanamente e di alcune sequenze che funzionano decisamente meno bene di altre.

Resta comunque un prodotto da vedere, che arriverà nelle nostre sale a fine settembre.

Da segnalare che il protagonista è l'ancora poco conosciuto John David Washington, figlio del celebre Denzel, ma nel cast ci sono anche Adam Driver e Topher Grace.

In concorso a Locarno ha trovato invece spazio «Alice T.», nuova pellicola del regista rumeno Radu Muntean.

Protagonista è un'adolescente dai capelli rossi che ha un rapporto conflittuale con la madre adottiva, che l'ha cresciuta fin da quando era piccola. La relazione tra le due cambierà quando la ragazza rimarrà incinta e sarà decisa a tenere il bambino.

Dotato di uno stile realistico e dialoghi credibili, il film ricorda altri titoli rumeni degli ultimi tempi per le scelte di una regia efficace ma priva di grande personalità.

La pellicola alterna momenti incisivi e dal forte impatto emotivo (la conclusione in primis, ma anche le conversazioni tra madre e figlia) ad altri passaggi eccessivamente ridondanti e incapaci di colpire come avrebbero voluto.
Ne risulta un film riuscito a metà, intenso solo a tratti, che avrebbe potuto valorizzare meglio l'interessante tema di partenza.

© Riproduzione riservata