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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2010 alle ore 14:07.
«Disposto a tutto....salverò il made in Italy». Una montagna di muscoli, la cicatrice fresca sulla guancia destra, i capelli lunghi intrisi di sudore, la spada sguainata. Quel gladiatore stile Russell Crowe che si staglia sulla pubblicità a tutta pagina dei principali quotidiani con il Colosseo alle spalle e a fianco lo scudo con la sigla Dsmy (che vuol dire «Dio Salvi il Made in italY»), è Carlo Chionna, bolognese, imprenditore tessile, autore di «una moda pratica, con qualche punta di fashion» e, soprattutto «italiana». «L'Italico», così si autodefinisce Carlo Chionna nell'immagine elaborata con fotoshop, lancia il suo proclama estremo ai lettori, invitandoli all'acquisto consapevole di prodotti rigorosamente made in Italy. Come i suoi. L'aveva detto, alle soglie dell'apertura di Pitti: «Vedrete, la mia prossima campagna pubblicitaria». Detto, fatto. L'effetto è shock: Chionna-l'Italico offusca il furore degli autoproclamati "contadini del tessile", vale a dire quei tenaci fautori del made in Italy che, grazie a una battaglia parlamentare lampo, hanno incassato una legge sull'etichetta obbligatoria nel tessile e ancora festeggiano per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Al telefono, mentre veleggia all'altezza di Valugola, vicino a Cattolica, l'Italico confessa al Sole-24 Ore di non poterne più. Di cosa? «Dei miei colleghi che delocalizzavano e ora tornano indietro. Delle aziende sparite come mosche. Dei posti evaporati nel nulla. Di chi ora è stretto tra la morsa asiatica e i costi che lievitano e non riesce a tornare indietro». Ok. Ma Chionna, chiediamo, come le è venuto in mente di farsi ritrarre nelle vesti di un guerriero vendicatore del made in Italy che invita ad acquistare consapevolmente un prodotto italiano «perché il made in Italy vive solo delle nostre scelte»? «Ci vogliono sgravi fiscali per chi come noi fa tutto qui, dal filo delle cuciture ai bottoni, dalle etichette ai tessuti. Mi aspetto più attenzione a quei pochi marchi come i miei, italiani: Carlo Chionna, 9.2 e 9.2 kids (tra parentesi, il 9.2 allude a quei 9 milioni e 200mila euro che gli rimasero in tasca dopo la prima avventura imprenditoriale). Noi – precisa l'imprenditore – siamo disposti a pagare prezzi altissimi pur di rimanere fedeli al territorio. Dal 2007 mi sono impegnato a garantire origine e provenienza dei capi firmando la campagna di comunicazione con la frase Dio salvi il made in Italy». Chionna, ma la legge Reguzzoni non le piace, con le sue quattro lavorazioni di cui due prevalenti? «È un primo passo, ma non basta». In questa guerra senza tregua per il vero made in Italy, l'Italico scavalca per rigore anche gli dei del pantheon leghista, Braveheart, Thor, Conan. Ci mette la faccia e promette: «La prossima pubblicità? Vedrete, sarà ancora peggio».








