Il Sole 24 Ore
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7 luglio 2010

Pensioni europee più vulnerabili dopo la crisi. Ma l'Italia sta meglio degli altri


La crisi economica e finanziaria ha peggiorato la sostenibilità dei sistemi pensionistici europei e il futuro rischia di diventare «insostenibile». La Commissione europea tiene alta l'attenzione sul fronte previdenziale, un ordigno a tempo sui conti pubblici degli paesi membri. «Ogni paese deve affrontare le sfide poste dall'invecchiamento della popolazione, Italia compresa», ha detto il commissario Ue agli affari sociali, Laszlo Andor, presentando un Libro verde sul futuro della previdenza in Europa realizzato coi colleghi agli affari economici, Olli Rehn, e ai servizi finanziari, Michel Barnier.

L'Italia risulta comunque essere uno dei Paesi «più virtuosi» - spiegano i tecnici dell'esecutivo europeo - grazie alle riforme già fatte dagli anni '90 in poi, che hanno stabilizzato l'andamento della spesa pensionistica. «Sono da lodare i Paesi che hanno agito prima della tempesta - ha aggiunto Andor - prima che la crisi arrivasse, rafforzando i propri sistemi pensionistici e le proprie finanze pubbliche». Ma nessuno - è il messaggio di Bruxelles - può permettersi di rilassarsi. «L'attuale situazione è complessa e seria - ha affermato il commissario - ed è urgente agire subito. Agire al di là del contesto di una immediata necessità finanziaria». Andor, infine , ha sottolineato come «la pratica dei pensionamenti anticipati non è una buona soluzione per affrontare le difficoltà e le sfide che abbiamo di fronte».

Il rischio del collasso del sistema pensionistico europeo c'è, anche se appare lontano: nel giro di 50 anni, secondo il Libro verde, il numero dei pensionati raddoppierà rispetto a quello dei lavoratori ancora in attività che finanziano le pensioni. Perciò la commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica, con l'obiettivo di raccogliere, nei prossimi 4 mesi, le opinioni di tutte le parti interessate e arrivare a predisporre interventi a sostegno delle politiche pensionistiche dei singoli stati membri. In ogni caso, l'approccio che emerge dal Libro verde è di tipo «graduale», per dare ai diversi sistemi la possibilità di adeguarsi alla situazione demografica in evoluzione.

«Dobbiamo scegliere - ha detto Andor - se avere pensionati più poveri, contributi più elevati o un maggior numero di persone che lavorano di più e più a lungo. Garantire che la vecchiaia non sia sinonimo di povertà è uno dei grandi successi del modello sociale europeo, una promessa che dobbiamo continuare a mantenere». L'andamento demografico europeo, con l'aumento della durata della vita, rende opportuno, secondo le indicazioni del Libro verde, l'allungamento della vita attiva: ma Andor ha smentito categoricamente che si sia ipotizzato di aumentare l'età pensionabile a 70 anni: «È un'assurdità, da inserire nella top ten delle cose false attribuite alla Commissione - ha detto -. L'uniformità dei sistemi è lontanissima dall'approccio di questo libro verde, che tiene invece in grande considerazione tutte le differenze e le specificità dei sistemi pensionistici nazionali». In particolare, l'età media di chi va in pensione varia fra i 55,5 anni dei romeni e i 64,1 degli irlandesi, per una media Ue di 61,4 anni nel 2008 (erano 59.9 nel 2001).

L'Italia è poco sotto la media con 60,8 anni ed è anche tra i pochi, 6 dei 27 dell'Unione, che da oggi al 2060 ridurranno, secondo le previsioni di Bruxelles, la spesa pubblica per le pensioni in rapporto al Pil, grazie alle riforme del sistema pensionistico avviate negli anni scorsi. La Commissione non si sbilancia in giudizi sulle decisioni dei singoli Stati ma il commissario Andor ha lodato i paesi che hanno affrontato il nodo pensioni anticipando la crisi finanziaria, come per esempio il Portogallo.

Da Roma è intervenuto sull'agomento ilministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che ha definito l'emendamento al Dl manovra che introduce il meccanismo di adeguamento dell'età pensionabile alle prospettive di vita «la più grande riforma delle pensioni d'Europa». Il ministro ha sottolineato, tra l'altro, come la riforma previdenziale abbia provocato, in Europa, proteste con milioni di cittadini in piazza, mentre in Italia, anche grazie alle forze sociali, è stata introdotta «sotto forma di emendamento». (di G. Chiellino)


7 luglio 2010
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