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Questo articolo è stato pubblicato il 22 luglio 2010 alle ore 08:00.
MILANO
Telecom Italia (ri)parte dalla città di Trento per lo sviluppo della rete di nuova generazione. Come anticipato dal Sole 24 Ore di martedì, il gruppo guidato da Franco Bernabè ha dato il via libera a un progetto con la provincia di Trento per la creazione di una newco "regionale" che realizzerà le infrastrutture passive da dare poi in affitto o in leasing.
Un piano che si intreccia con il progetto Trento Rise, il consorzio al quale partecipano imprese e gruppi di ricerca diventato partner dell'Istituto europeo della tecnologia e dell'innovazione, una realtà che potrà contare su un finanziamento pubblico-privato di circa un miliardo di euro nei prossimi cinque anni (del consorzio fanno parte, tra gli altri, la fondazione Bruno Kessler e l'Università di Trento). Una società "regionale", quindi, che verrà utilizzata per lo sviluppo del network di nuova generazione, con l'obiettivo di arrivare al 2016 con la copertura del 100% della popolazione trentina, mentre entro tre anni tutta l'area della regione potrà utilizzare la banda larga di seconda generazione a 20 mega.
«Stiamo iniziando a lavorare con altre regioni italiane per verificare questo approccio – ha spiegato il top manager di Vipiteno – per esempio in Lombardia, ma anche con Basilicata e Sardegna, regione con la quale c'è già stato un primo approccio».
«Il centro di eccellenza di Trento, una città che farà scuola – ha continuato Bernabè – dovrà poi sviluppare le applicazioni dedicate alla parte di nuova generazione e in tal senso sono importanti le partnership con aziende come Fiat, Finmeccanica e St». A livello di tempistica, Bernabè ha spiegato che la provincia di Trento ha presentato il progetto all'Agcom che dovrà dare i riferimenti per il quadro regolatorio, anche se «tutto si chiuderà entro il 2016».
Sul fronte "romano" di reti di nuova generazione ha parlato ieri proprio il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, nella sua audizione alla commissione Trasporti, poste e comunicazione della Camera. In riferimento al tavolo che vede coinvolti Telecom e gli operatori alternativi, Calabrò ha ammonito che «si rischia di essere troppo lenti e di fare uno spezzatino non coordinato».







