
C'è la ripresa, no, contrordine rischiamo la ricaduta in recessione (double dip). L'economia globale è come se stesse cercando un nuovo punto di gravità, una direzione precisa e intanto però sta cambiando i tempi di reazione, i suoi battiti cardiaci, la velocità di circolazione all'interno del sistema. Basta guardare ai cambi tra dollaro ed euro: le variazioni valutarie sono talmente veloci e repentine che quello che oggi avviene in una settimana prima si realizzava nel corso di un ciclo economico.
Eppure non ci sono tassi di interesse diversi tra le due sponde dell'Atlantico (sono bassi in entrambi i casi, rendimenti così poco interessanti che creeranno problemi in futuro ai sistemi pensionistici nel frattempo passati al retributivo) tali da giustificare movimenti così impetuosi a caccia di rendimenti migliori. Tutto pare spiegarsi più a causa dei flussi valutari che si muovono come branchi di pesci. È la speculazione a muovere il mercato senza reali motivi di fondo.
Lo stesso fenomeno è avvenuto nella macroeconomia dove si è assistito al migliore risultato dell'economia tedesca nel secondo trimestre assolutamente non prevista dagli economisti. Cosa è accaduto perché tutti sbagliassero previsioni sulla maggiore economia di Eurolandia? Il just in time della gestione dei magazzini e delle scorte industriali spiega in parte la velocità delle richieste alle fabbriche che producono componenti per le autovetture di lusso tedesche (Serie 5 e 7 della BMW o le Mercedes Benz di gamma alta) oltre al fatto che l'export tedesco ha trovato nuovi sbocchi in Cina, Russia, Brasile, India.
La Germania balla da sola e gli altri partner devono inseguire con il fiato sempre più corto. Ma tra breve grazie ai conti pubblici sempre più in ordine e alla minor necessità di emettere nuovi buoni del tesoro per finanziarsi anche sul mercato monetario si assisterà a una Super-Germania con i differenziali dei bond sempre più forti a favore di Berlino (ieri il Bund decennale ha registrato i nuovi minimi di rendimento).
Ecco allora risorgere i problemi dei periferici come Irlanda, Portogallo e Grecia. È possibile ipotizzare una situazione di deflazione in Europa con una Germania così ruggente? Forse un po' di inflazione verrà creata da questo iperattivismo e crescita a singhiozzo e allora non sarebbe più probabile uno scenario europeo di stagflazione in caso di ripresa asfittica. Oppure ci sarà una crescita lenta?
A mancare all'appello è sempre l'America con una jobless recovery, ma forse dobbiamo renderci conto che il consumatore americano non può più indebitarsi e quindi non sarà il driver della ripresa globale.
La Cina non cede sul fronte valutario e resta cauta sul fronte dei consumi interni mentre l'indice azionario del Nikkei giapponese tocca il minimo dal maggio 2009 sotto i novemila punti. Incertezza globale dove chi non ha stabilità politica perde punti sui Credit default swaps. La Turchia superata la crisi ha un rischio paese (163 punti base secondo Blomberg) sui cinque anni inferiore dell'Italia (199 punti base) mentre la Spagna (225) ha recuperato su Roma dopo la tempesta politica italiana di agosto (effetto Tulliani?) e il Portogallo resta a 277 punti base.
Eccessi dei Credit default swaps e degli strumenti derivati ma di questi tempi con i mercati nervosi meglio non rischiare guai peggiori. I mercati, a differenza delle stelle, non stanno a guardare.
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