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«Eataly farà gustare agli americani i veri spaghetti»

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Questo articolo è stato pubblicato il 26 agosto 2010 alle ore 07:59.

Qui Eataly, Manhattan. «Dove gli americani mangeranno finalmente i veri spaghetti al pomodoro, fatti con i pelati San Marzano, pochissimo aglio e zero cipolla. Perché vede, è molto difficile essere semplici. Oggi gli chef complicano tutto per essere più quotati»: così sentenzia Oscar Farinetti, 56 anni, dal Piemonte a New York dopo essere passato per Tokyo. Il 31 agosto si inaugura sulla 23esima e Fifth Avenue, dove l'edificio Flatiron incombe bellissimo e tagliente, il terzo store della sua creatura, Eataly appunto.


Ormai è tutto pronto. Gli scaffali sono pieni dei prodotti italiani di qualità (la pasta di Gragnano, le pastiglie Leone, il cioccolato Venchi e Novi, le marmellate, i biscotti, l'olio extravergine, i vini ecc. ecc.); il pane cotto in giornata per testare il forno a legna fa mostra di sé nella bakery; i cartelloni con i nomi e l'origine di quello che si vede sparsi ovunque, in inglese e in italiano; la libreria con i manuali di cucina alla fine del percorso. Anche gli otto ristoranti tematici (uno dedicato alla pasta, uno alle verdure, uno al pesce ecc.) sono già sistemati, con sedie di Kartell che daranno posto a un totale di 600 persone.


Ieri una sessantina di giornalisti newyorchesi e altri italiani hanno visitato in anteprima il Ground Floor, 5mila metri quadrati cui si aggiungono i mille di servizi e cucine e altri mille del ristorante al 15esimo piano, che aprirà in ottobre. Da Eataly un piatto di pasta costerà sui 12 dollari, un'orata alla griglia 18, una caprese – con la mozzarella fatta "dal vivo", sotto il naso degli avventori – a partire da 9 dollari. I prodotti sono al 37% piemontesi ma Farinetti, nato ad Alba, nega che ci sia campanilismo: «Il Triveneto, la Sicilia, la Puglia sono ben rappresentati», puntualizza, gli occhi marroni che si accendono mentre addenta un pezzo di pane con le olive. In effetti la pasticceria è un viaggio nei dolci regionali, descritti nella cartina italiana sulla parete: si va dai sospiri pugliesi ai cannoli siciliani, dal tiramisù veneto alla pastiera campana.


Farinetti ha voluto come partner il gruppo italo-americano B & B di Joe e Lidia Bastianich, e Mario Batali, chef di cucina italiana che negli States godono di ottima considerazione, attraverso i loro 22 conosciuti ristoranti. L'obiettivo è attrarre sei milioni di persone all'anno, con un fatturato stimato tra i 40 e i 60 milioni di dollari e un break even a 38 milioni. Ma il fondatore di Eataly preferisce parlare di cibo. All'inaugurazione ci saranno Carlo Petrini (fondatore di Slow Food, ndr), il sindaco di New York Michael Bloomberg, quello di Torino Sergio Chiamparino e il presidente della regione Liguria Claudio Burlando. Già studiato il menù di quel giorno? «Sarà un menù ligure», risponde pronto Farinetti. «Cima di coniglio come antipasto, trofie al pesto, orata al forno con patate, olive taggiasche e pomodoro fresco».

Eataly apre a New York

Le immagini degli stand di Eataly New York, il megastore della ristorazione italiana ideato

Tags Correlati: B & B | Bloomberg Aperture | Carlo Petrini | Eataly | Joe Bastianich | Kartell | Lidia Bastianich | Liguria | Oscar Farinetti | Piemonte | Prodotti e servizi | Puglia | Sergio Chiamparino | Stati Uniti d'America

 

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