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Economia Lavoro

Federmeccanica rescinde il contratto nazionale. Marcegaglia: un atto di chiarezza

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Questo articolo è stato pubblicato il 07 settembre 2010 alle ore 16:36.

Il direttivo di Federmeccanica ha dato mandato al presidente Pierluigi Ceccardi di comunicare fin d'ora il recesso dal contratto nazionale siglato il 20 gennaio 2008.
La disdetta dell'accordo come ha spiegato lo stesso Ceccardi, è avvenuta «a fronte delle minacciate azioni giudiziarie della Fiom Cgil relative all'applicazione di tale accordo» ed è comunicata «in via meramente tecnica e cautelativa allo scopo di garantire la migliore tutela delle aziende».

La disdetta dal contratto è dal gennaio 2012. Il consiglio direttivo di Federmeccanica ha innanzitutto confermato la legittimità e validità dell'accordo del 15 ottobre 2009, (che non é stato firmato dalla Fiom) e sulla base di questo contratto ha dato incarico ad un'apposita commissione di attivare un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per definire delle norme specifiche per il settore dell'auto.

Il presidente Ceccardi ha spiegato che il consiglio ha preso in esame anche le evoluzioni dei rapporti sindacali nel settore e soprattutto la vicenda dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco: dal dibattito che é emerso in consiglio Federmeccanica ha deciso che è necessario proseguire l'adeguamento delle relazioni sindacali, industriali e contrattuali alla domanda di maggiore affidabilità e flessibilità che vengono richieste dalle aziende. Questo per consentire loro una migliore tenuta rispetto alla competizione globale in atto.

«Fiat non ha spinto per niente - ha detto il presidente Ceccardi - l'accelerazione che abbiamo imposto oggi è per tutelare le esigenze delle aziende metalmeccaniche e di un milione di lavoratori che dipendono da esse». Nei mesi scorsi il Lingotto aveva ipotizzato l'uscita da Confindustria per poter aggirare il contratto nazionale. Con la rescissione del contratto di fatto si scongiura questa ipotesi.

Per il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, si tratta di «una decisione grave e irresponsabile». «È uno strappo - osserva - alle regole democratiche del nostro Paese, in quanto si pensa di concordare con sindacati minoritari la cancellazione del contratto nazionale impedendo ai lavoratori metalmeccanici di poter decidere sul loro contratto». Domani nella riunione del comitato centrale della Fiom «prenderemo tutte le decisioni più opportune», aggiunge Landini.

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