House Ad
House Ad
 

Economia Gli economisti

Le armi della guerra valutaria con la Cina hanno le pallottole spuntate

Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 22 ottobre 2010 alle ore 18:40.

Le autorità cinesi pronunciano dichiarazioni sempre più frenetiche e stravaganti di fronte al montare delle critiche sulla loro politica valutaria. In un discorso a Bruxelles, il 6 ottobre, il primo ministro cinese Wen Jiabao ha avvisato che un aumento troppo rapido del valore del renminbi provocherebbe disordini nel Paese: «Molte delle nostre aziende esportatrici dovrebbero chiudere, i lavoratori immigrati dovrebbero tornare nei loro villaggi», dice. «Se esplodessero turbolenze sociali ed economiche in Cina sarebbe un disastro per tutto il mondo».

Ma altri mercati emergenti hanno visto crescere il valore della loro moneta: perché se la Cina facesse qualche timido passo nella stessa direzione sarebbe un «disastro per tutto il mondo»? A giudicare dall'intensità crescente delle proteste cinesi, ormai sembra esserci un consenso generale sulla necessità di incrementare la pressione internazionale su Pechino. Ma in che modo?

L'editorialista del Financial Times Martin Wolf, che in un recente articolo ha sottolineato che una guerra valutaria con la Cina è praticamente inevitabile, è sostanzialmente d'accordo con me sugli aspetti economici, ma invoca pressioni finanziarie e non commerciali.

Non capisco bene le proposte alternative avanzate da Wolf e da altri commentatori come Fred Bergsten, direttore del Peterson Institute for International Economics di Washington, o Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies, un istituto di ricerca di Bruxelles.

Bergsten, in un editoriale del 3 ottobre sul Financial Times, invoca misure compensative, osservando che se «la Cina o il Giappone comprano dollari per mantenere la loro moneta fortemente sottovalutata, gli Stati Uniti dovrebbero vendere un quantitativo di dollari equivalente per controbilanciare». Ma come funzionerebbe? Se gli interventi delle autorità cinesi sono tanto efficaci è per via dei controlli sui capitali esistenti in Cina, che impongono dei limiti al volume degli investimenti esteri. Come sottolinea Gros in un pezzo pubblicato a settembre sul sito del suo istituto di ricerca: «I controlli sui capitali in Cina impediscono agli americani, ai giapponesi e agli europei di adottare misure ritorsive: semplicemente, non c'è un volume sufficiente di attività in yuan a disposizione degli investitori stranieri».

L’articolo continua sotto

Tags Correlati: Bruxelles | Cina | Daniel Gros | European Policy Studies | Fabio Galimberti | Fred Bergsten | Politica | Stati Uniti d'America | Wen Software

 

Gros propone quindi, come alternativa, di imporre un limite all'acquisto da parte cinese di asset americani. Ma come si può fare una cosa del genere? Si può proibire alla Cina di partecipare alle aste per i titoli di Stato Usa, ma come impedire alla Cina di comprare questi titoli sul mercato secondario?

Anche se il Congresso degli Stati Uniti approvasse una legge in questo senso, i cinesi non potrebbero limitarsi a riciclare i soldi attraverso hedge fund di Paesi offshore? In assenza di controlli di capitale generalizzati negli Stati Uniti, che sarebbero una misura più rilevante dell'introduzione di dazi sulle importazioni, non riesco a comprendere il meccanismo di questa ritorsione teorica. Sembra che la gente sia alla ricerca di un modo innocuo per affrontare il problema, ma non ce ne sono molti.
(Traduzione di Fabio Galimberti)

Shopping24

Da non perdere

Per l'Italia la carta del mondo

Mentre la crisi reale morde più crudelmente, mentre i mercati finanziari saggiano possibili

In Europa la carta «interna»

Batti e ribatti sui nudi sacrifici degli altri, sull'algido rigore senza paracadute e prima o poi

La commedia di Bruxelles

Al Parlamento europeo è andato in scena il terzo atto di una commedia dal titolo: Regole per le

Guarguaglini: ecco le mie verità

«Ho sempre detto che ero innocente, le conclusioni delle indagini lo dimostrano: nell'archiviazione

Una redistribuzione di buon senso

Arrivano dal ministero della Giustizia le nuove piante organiche dei tribunali. Un intervento

Casa, la banca non ti dà il mutuo? Allora meglio un affitto con riscatto. Come funziona

Il mercato dei mutui in Italia resta al palo. Nell'ultimo mese la domanda di prestiti ipotecari è


Jeff Bezos primo nella classifica di Fortune «businessperson of the year»

Dai libri alla nuvola informatica: Jeff Bezos, fondatore e amministratore delegato di Amazon,

Iron Dome, come funziona il sistema antimissile israeliano che sta salvando Tel Aviv

Gli sporadici lanci di razzi iraniani Fajr-5 contro Gerusalemme e Tel Aviv costituiscono una

Dagli Assiri all'asteroide gigante del 21/12/2012, storia di tutte le bufale sulla fine del mondo

Fine Del Mondo, Armageddon, end of the World, Apocalypse? Sembrerebbe a prima vista roba da