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Economia Aziende

Marchionne: la Fiom firmi l'intesa- Mirafiori e poi il referendum

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Questo articolo è stato pubblicato il 22 dicembre 2010 alle ore 06:39.

«Firmare l'accordo prima di Natale è un'ottima idea. Invito la Fiom a firmare e ad assumersi le proprie responsabilità così come facciamo noi». L'appello è stato formulato ieri sera da Sergio Marchionne parlando con i giornalisti dopo il tradizionale incontro di fine anno con i dirigenti Fiat al Lingotto; l'amministratore delegato del gruppo ha definito «un'ottima notizia» la richiesta di incontro inviata da Fim e Uilm per riprendere la trattativa.

Nel discorso tenuto ai 1.700 manager dell'azienda, l'ultimo prima della separazione tra Fiat e Fiat Industrial, Marchionne ha detto: «Purtroppo non abbiamo il tempo per posticipare all'infinito una decisione. Ci sono scadenze industriali che premono e investimenti che devono partire al più presto. Per questo mi auguro che prevalga il senso di responsabilità anche nelle organizzazioni sindacali e che la proposta del 3 dicembre per Mirafiori venga accolta». La proposta prevede un investimento da oltre un miliardo di euro per produrre berline e SUV con i marchi Alfa Romeo e Jeep, in cambio della disponibilità a modulare gli orari di lavoro e l'organizzazione interna in modo da permettere il massimo utilizzo dell'impianto.

Marchionne si è detto ieri disponibile «se i dipendenti di Mirafiori vogliono fare un referendum» ma ha avvertito: «Se il risultato è 51% no e 49% sì (alla proposta della Fiat, ndr) ce ne andiamo; se la maggioranza sarà per il sì, l'investimento si fa». Il top manager non ha parlato ieri di possibili piani B nel caso in cui l'accordo non venga raggiunto, piani che aveva evocato nelle scorse settimane e di cui con gli analisti finanziari ha anche stimato i costi (tra 500 milioni e un miliardo di euro).

Il contratto dell'auto? ««Il problema è la tempistica: sarà a medio e lungo termine, ma è essenziale farlo perché il settore è troppo grande». Una prima risposta della Fiom è arrivata in serata: «Noi siamo sempre disposti a firmare se si tiene conto delle ragioni che rappresentiamo e delle ragioni dei lavoratori. Se ci ripresentano Pomigliano, però, non va bene» ha detto Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom, il quale ha aggiunto che «saremo al tavolo anche perché non lo abbiamo lasciato noi». Dopo Marchionne ha parlato ieri al Lingotto il presidente della Fiat John Elkann, il quale rivolgendosi in inglese ai dipendenti del gruppo in tutto il mondo ha ricordato che le radici dell'azienda sono sì «qui a Torino e in Italia, che sono la nostra storia e dalle quali viene anche la nostra forza» ma ha detto che «questo non è e non può essere un vincolo che ci preclude il futuro».

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Tags Correlati: Accordi e joint ventures | Alfa Romeo | America del Sud | Borsa Valori | Consiglio d'Amministrazione | Dilma Rousseff | Fiom | Giorgio Airaudo | Italia | John Elkann | Mirafiori | Sergio Marchionne | Tommaso Padoa Schioppa

 

Elkann, che ha detto di condividere l'operato di Marchionne, ha definito la scissione di Fiat Industrial «un fatto epocale». Le due società «saranno libere di crescere in modo autonomo. Da oltre 100 anni ne siamo azionisti e vogliamo continuare ad esserlo, non perché lo siamo sempre stati ma perché vogliamo grandi prospettive in ciascuna». Marchionne è tornato ieri mattina dagli Stati Uniti; prima dell'incontro al Lingotto è volato a Roma, insieme a Elkann, per partecipare ai funerali di Tommaso Padoa Schioppa, l'ex ministro delle Finanze che era stato nominato pochi giorni prima nel consiglio d'amministrazione di Fiat Industrial. Anche nell'incontro al Lingotto il manager lo ha ricordato dicendo che «ci mancherà molto, come professionista e come uomo».

Dopo Natale il numero uno di Fiat e di Chrysler volerà in Brasile, dove insieme al presidente uscente Lula e sua erede neo-eletta Dilma Rousseff darà avvio ai lavori per la costruzione di una nuova fabbrica Fiat con un investimento da 1,3 miliardi di euro; nel dare l'annuncio ha pubblicamente riconosciuto il «contributo fondamentale» degli uomini del gruppo in America Latina. Ieri il titolo Fiat ha vissuto in Borsa una delle giornate più brillanti dell'anno, con un rialzo del 3,64% che l'ha portato a superare quota 15 euro (con chiusura a 15,11); fonti di mercato parlano di acquisti in arrivo dagli Usa, che hanno avuto un impatto rilevante anche per i volumi bassi di questi giorni. Da quando l'assemblea dei soci Fiat ha approvato lo scorporo di Fiat Industrial, il valore delle azioni ordinarie Fiat è cresciuto del 44,7%.

Ieri è stato formalizzato un altro passo verso la divisione: l'atto di scissione di Fiat spa a favore di Fiat Industrial è stato iscritto al Registro delle imprese di Torino; l'operazione avrà effetto dal 1° gennaio. Entro domani, intanto, le banche metteranno le ultime firme alla sindacazione della quota revolving del prestito da 4 miliardi per la stessa Fiat Industrial; tale quota dovrebbe essere leggermente superiore agli 1,6 miliardi di euro previsti inizialmente.

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