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Il referendum sull'accordo per Mirafiori si terrà il 13 e 14 gennaio. I fautori del sì: avremo l'80 per cento

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Questo articolo è stato pubblicato il 05 gennaio 2011 alle ore 12:39.

Conto alla rovescia per la consultazione dei lavoratori di Mirafiori: il referendum sull'accordo per il rilancio dello stabilimento Fiat si terrà il 13 e il 14 gennaio. La data è stata decisa oggi e, secondo il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, l'esito del voto si potrà conoscere già nella serata di venerdì. I lavoratori saranno infatti chiamati a votare nel terzo turno di giovedì 13 e nel primo e secondo turno di venerdì 14. Attualmente tutto lascia pensare che i sì, forti sulla carta di un 70% di consensi (i fautori - Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Capi e Quadri - dichiarano di contare addirittura sull'80%), dovrebbero prevalere. L'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, ha avvertito nei giorni scorsi che in caso di vittoria risicata non partirebbe il programma di investimenti.

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Per il leader della Fiom, Maurizio Landini, è «un fatto grave nel rapporto con i lavoratori». Landini ritiene infatti necessario «convocare le assemblee dei lavoratori prima di andare al voto, anche perché - aggiunge - va ricordato che l'accordo è stato fatto quando i lavoratori stessi erano in cassa integrazione. Gli operai rientreranno in fabbrica il 12 gennaio e credo che sia corretto spiegare loro cosa è stato fatto». Landini ribadisce inoltre che «non ci sarà alcuna firma tecnica sull'accordo di Mirafiori se al referendum dovesse vincere il si».

«È il referendum della paura», secondo Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto della Fiom. «La Fiat ha chiaramente premuto per anticipare il referendum - osserva -- dispiace che i sindacati che hanno firmato l'accordo abbiano ceduto a questa pressione. Non verranno fatte le assemblee per informare i lavoratori e il referendum sarà tra il 13 e il 14, come se si avesse fretta». Dal canto suo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, esorta i lavoratori di Mirafiori a votare per il sì. Per Bonanni a questo punto tocca al segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, «piegare i ribelli» della Fiom.

La federazione dei metalmeccanici Cgil, secondo Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, «è vittima di se stessa, della Cgil (e del suo disegno monopolista) che a suo tempo suggerì al legislatore la modifica dell'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori, in seguito al referendum sul consociativismo sindacale».

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«Invito la Fiom a tenere conto del risultato del referendum, e in caso di affermazione dei sì, a sottoscrivere l'intesa; esattamente come farà la Fim che nel caso contrario ritirerà la firma dall'accordo, in quanto il referendum è uno strumento democratico decisionale e le scelte della maggioranza vincolano anche la minoranza», ha affermato il segretario generale della Fim-Cisl, Giuseppe Farina, a proposito del referendum su Mirafiori: «Altrimenti - aggiunge - chiamare al voto i lavoratori è perfettamente inutile».

Farina sottolinea la «straordinaria importanza» dell'accordo sottoscritto il 23 dicembre (non dalla Fiom) e si dice «sicuro che i lavoratori di Mirafiori comprenderanno le ragioni e la validità dell'accordo e che i sindacati firmatari hanno fatto tutto il possibile per conseguire il miglior risultato».

Intanto il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, conferma che «non ci sarà alcuna legge sul tema della rappresentanza sindacale» perché «sarebbe una sconfitta per le parti sociali, la dimostrazione che non riescono a trovare un'intesa su una cornice di regole».

In Borsa i titoli Fiat avanti a due velocità. Fiat Industrial, che oggi ha annunciato la nuova struttura organizzativa, ha perso lo 0,80% a 8,73 euro, mentre resiste, anche a fronte di un settore pesante in tutta Europa, Fiat Spa, che ha guadagnato il 2,01% a 7,625. L'agenzia internazionale Moody's ha assegnato il rating "Ba1" a Fiat Industrial spa, con outlook stabile.

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