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Questo articolo è stato pubblicato il 04 febbraio 2011 alle ore 09:18.
BRUXELLES – Varie forme di bond europei, più precisamente eurobond, sono state recentemente proposte come via d’uscita dall’attuale crisi dell’Eurozona, cosa che, a detta dei fautori, faciliterebbe una riduzione dei costi di indebitamento. Tuttavia, tale ambizione sembra pressoché destinata a fallire sul nascere.
Il perché è presto detto, basta pensare ai benefici a lungo termine che ci si potrebbe aspettare da tali bond. La domanda è: i bond europei potrebbero offrire tassi di interesse più bassi rispetto ai tassi medi previsti per le obbligazioni nazionali?
Secondo i sostenitori degli eurobond, i tassi potrebbe creare un mercato più ampio e più liquido rispetto a quello delle obbligazioni nazionali. Probabilmente tale vantaggio è però limitato a un risparmio potenziale di pochi decimi di punto percentuale, che non è altro che la differenza in tassi di interesse tra questi bond e bond sovrani di alta qualità, come ad esempio quelli emessi dalla Germania e dall’Austria.
Un ulteriore vantaggio dei bond europei sarebbe il risk pooling, ossia la trasformazione di rischi individuali in frazioni di rischio collettivo: se i rischi a cui vanno incontro i singoli membri dell’Eurozona in difficoltà non fossero troppo dissimili – e non fossero troppo correlati tra loro – l’emissione condivisa di bond potrebbe, in teoria, ridurre il rischio di credito per gli eurobond rispetto al rischio medio previsto per le obbligazioni nazionali.
Questa però non è un’argomentazione da avallare ora, in un momento in cui i rischi dell’Eurozona sono del tutto irregolari (zero per i paesi principali e considerevoli per la periferia) e vi sono persino forti correlazioni tra i paesi periferici (che sono vulnerabili agli stessi shock, quali ad esempio tassi di interesse elevati o crescita bassa).
Di conseguenza, i guadagni dell’Eurozona derivanti dai bond europei potrebbero risultare irrilevanti. La scienza triste non fa altro che ripetere: nessuno ti regala niente. Ciò che i paesi debitori guadagnano in termini di bassi costi di finanziamento sarebbe controbilanciato dalle perdite per i paesi creditori, sia in termini di elevati costi di indebitamento che di basso reddito da interessi.
Tuttavia, paesi come Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna devono affrontare un problema reale: ora che i boom dei consumi e dell’edilizia sono passati, dovranno inevitabilmente attraversare un lungo periodo di lenta crescita. Allo stesso tempo, dovranno pagare tassi di interesse nettamente superiori, facendo lievitare il proprio debito e riducendo la propria capacità di estinguere tale debito. È quindi di vitale importanza per questi paesi una riduzione dei tassi di interesse.









