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Economia Gli economisti

Per riequilibrare il mondo la Cina e gli altri emergenti devono apprezzare le valute

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Questo articolo è stato pubblicato il 04 febbraio 2011 alle ore 17:21.

Le economie dei paesi avanzati hanno ancora un ampio margine di crescita, eppure alcuni economisti sostengono ultimamente che l'espansione globale sta raggiungendo i limiti sul fronte dell'offerta e che non si può fare molto, a livello di politiche, per rimediarvi.
Questa tesi scaturisce dal fatto le economie avanzate mostrano un'elevata disoccupazione associata a bassa inflazione, mentre nel resto del mondo l'inflazione accelera insieme ai prezzi delle materie prime.

John Kemp, economista di Reuters, ha scritto in un articolo a gennaio: "Le autorità monetarie statunitensi, britanniche e, in una certa misura, dell'Eurozona concentrano l'attenzione sull'esigenza di colmare il divario nazionale rispetto al Pil potenziale. Ma a livello globale non è chiaro se questo scarto esista davvero. I prezzi alimentari ed energetici in rapida ascesa suggeriscono che l'economia stia già toccando il limite di velocità di una crescita non inflazionistica." Kemp prosegue spiegando che alcuni commentatori, fra cui il sottoscritto, individuano l'origine dei problemi dell'economia mondiale nella mancanza di una domanda sufficiente e propongono come soluzione un pacchetto di politiche volte a stimolare la spesa pubblica e l'espansione monetaria. Tuttavia, secondo Kemp, "il problema non è la domanda aggregata ma la sua distribuzione".

Questa affermazione è discutibile dato che, in realtà, entrambi gli aspetti sono da considerare.
Esaminiamo i dati sulla produzione industriale mondiale raccolti per il World Trade Monitor dall'istituto olandese per l'analisi della politica econmica (CPB Netherlands Bureau for Economic Policy Analysis), e riportati nel grafico. Ho effettuato un'indicizzazione in modo che il mese di dicembre 2005 sia pari a 100 e risulti più facile vedere la tendenza quinquennale. Si nota che la produzione complessiva ha recuperato il terreno perso dall'economia mondiale durante la recessione del 2008, ma è tuttora appena al di sopra del picco precedente, il che posizione la produzione ampiamente al di sotto di qualsiasi aspettativa pre-crisi ragionevole sulle tendenze future.

Tuttavia, separando i dati fra economie emergenti e avanzate, emerge una divergenza netta. Nei paesi emergenti la produzione risulta ben al di sopra del picco precedente e sostanzialmente in linea con i livelli previsti prima della crisi. Le economie avanzate continuano a produrre molto meno di quanto non facessero nella fase pre-crisi, per non parlare della tendenza di quel periodo. Non sorprende, quindi, che nelle economie emergenti l'inflazione stia accelerando.

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Tags Correlati: Cina | Francesca Marchei | Inflazione | John Kemp | Reuters

 

Questo significa che se la domanda aggregata globale (o la domanda complessiva di beni e servizi in un'economia a un certo livello di prezzo) fosse ridistribuita in modo da indirizzarne una parte più consistente verso paesi con economie avanzate, questi ultimi potrebbero crescere di più senza esercitare pressioni su altri stati affinché producano più beni. Esiste una maniera semplice per ottenere una ridistribuzione della domanda di questo tipo: un apprezzamento delle valute dei mercati emergenti contro quelle dei paesi avanzati. Il fatto che i paesi con economie emergenti, come la Cina, non siano disposti a consentire che questo accada sta determinando un incremento dei prezzi.

Kemp più o meno lo riconosce, ma sembra convinto che un adeguamento dei tassi di cambio possa in qualche modo impoverire i paesi avanzati: "Fino a quando le imprese non riusciranno ad aumentare la produttività in misura significativa... il doloroso rimedio comprenderà probabilmente un incremento della competitività e una riduzione della qualità della vita", ha scritto. Ma è uno scenario esagerato: le importazioni dai mercati emergenti rappresentano ancora meno del 10 per cento del Pil dei paesi sviluppati, quindi anche un deprezzamento massiccio delle valute del mondo avanzato avrebbe soltanto un impatto modesto sulle economie reali di questi paesi.
(Traduzione di Francesca Marchei)

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