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Questo articolo è stato pubblicato il 04 marzo 2011 alle ore 19:10.

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L'impennata del prezzo del petrolio è un bene per l'economia giapponese? Assolutamente no. Qualcuno però è convinto che la crescita dei prezzi delle materie prime possa sconfiggere la deflazione persistente che affligge il Giappone.

«Al Giappone farebbe bene un po' d'inflazione. Almeno a livello nazionale», ha scritto recentemente James Simms in un editoriale online per il Wall Street Journal. E ha aggiunto, dopo aver fatto notare che i prezzi delle importazioni nel Paese asiatico a gennaio sono saliti del 4,7 per cento rispetto a un anno prima: «Non tutti si lamentano della crescita dei prezzi delle materie prime. I produttori di attrezzature minerarie, come la Hitachi Construction Machinery, beneficeranno di un incremento delle vendite, perché i Paesi esportatori di materie prime faranno di tutto per aumentare la produzione finché i prezzi sono alti». Purtroppo, l'idea che l'aumento dei prezzi delle materie prime possa trasformarsi in una manna per il Giappone si fonda su un fraintendimento di alcuni principi fondamentali dell'economia.

Cominciamo rispondendo a questa domanda: perché la deflazione, cioè un generale decremento dei prezzi dei beni e dei servizi, ha un effetto depressivo sull'economia? Innanzitutto, la deflazione riduce i redditi, ma lascia invariato il debito, aggravando i problemi di bilancio e facendo calare la spesa di famiglie e imprese. In secondo luogo, l'aspettativa di un'ulteriore calo dei prezzi comporta che qualunque prestito fatto ora dovrà essere rimborsato in futuro con salari più bassi (se il debitore è una famiglia) o profitti più bassi (se il debitore è un'impresa). Pertanto, l'aspettativa di deflazione futura riduce anche la spesa. Un incremento dei prezzi dei prodotti alimentari e dell'energia può servire ad alleviare questi problemi? No. Anzi, li rende più gravi perché riduce il potere d'acquisto. Come ho evidenziato in passato, il Giappone ha un problema di domanda di consumi, e questa è una delle ragioni principali della deflazione persistente.

Da un certo punto di vista, la situazione giapponese dimostra la necessità per gli economisti di distinguere, nel dibattito pubblico, tra inflazione di fondo (che esclude i prezzi dei beni più volatili) e inflazione primaria (che comprende tutto). L'impennata dei prezzi delle materie prime a livello globale può produrre un aumento temporaneo dell'inflazione primaria in Giappone, come sta succedendo, ma il problema di fondo della deflazione non verrà intaccato.

Questo dibattito è collegato, anche se non interamente, alla tesi che propongo abitualmente riguardo alla necessità di concentrarsi sull'inflazione di fondo. È un argomento che ho affrontato a proposito della Banca centrale europea, che passa spesso da un tipo di inflazione all'altro, a seconda di quale le risulta più comodo per giustificare la rigidità delle sue politiche monetarie.

In questo caso, la mia tesi è che guardare solo il tipo di inflazione che fa più comodo non è un buon metodo per decidere le politiche da adottare. (Traduzione di Fabio Galimberti)

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