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Questo articolo è stato pubblicato il 11 marzo 2011 alle ore 18:18.

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Un lettore recentemente mi ha fatto una buona domanda: perché sono tanto indulgente nei confronti della performance economica dell'Islanda quando il calo del prodotto interno lordo di quel paese non è molto diverso da quello dell'Estonia? Perché l'Islanda, teoricamente, era il caso peggiore. E invece – cito un rapporto del Fondo monetario internazionale dello scorso anno - «grazie al programma di ripresa economica attualmente in essere, la recessione in Islanda è stata meno profonda del previsto, e non peggiore di altri Paesi colpiti meno duramente dalla crisi».

Di fronte agli eccessi delle banche islandesi di qualche anno fa, quanti avrebbero pensato che oggi il paese scandinavo avrebbe potuto vantare dati sul Pil comparabili a quelli dell'Irlanda e dei paesi baltici? Come ho già detto in passato, l'Islanda è uscita malconcia dalla crisi, ma la sua economia è andata molto meglio di quanto quasi tutti gli analisti si aspettassero.

Il mese scorso il quotidiano irlandese Irish Times ha pubblicato un editoriale in due parti, scritto dal giornalista economico Dan O'Brien, dove viene messa a confronto la ripresa economica in Islanda e in Irlanda. O'Brien giunge alla conclusione che l'Islanda, che ha ancora la sua moneta, non se l'è cavata meglio dell'Irlanda, che ha adottato l'euro.

«Disoccupazione a parte, la crisi in Islanda è stata più pesante che in Irlanda», scrive il giornalista. Quelli di O'Brien sono articoli validi, ma vanno letti con cautela. Propongo, nello specifico, le seguenti contro-argomentazioni:
- È significativo che l'Irlanda adesso tragga consolazione dal confronto con l'Islanda. Due anni fa, l'idea che l'Irlanda potesse trovarsi nelle stesse condizioni del suo vicino settentrionale era una battuta da humour nero: sicuramente le cose non andavano così male!
- L'Islanda è andata un po' peggio dell'Irlanda dal punto di vista della crescita del Pil, ma se l'è cavata meglio sul fronte dell'occupazione. E l'occupazione per la cittadinanza conta molto di più della sensazione che l'economia stia andando bene.

Secondo tutti i dati c'è molta meno miseria in Islanda, nonostante il drastico calo dei consumi.
- L'Islanda ha più o meno risolto la sua crisi, l'Irlanda no.
- L'aspetto forse più importante è che confrontare la crescita delle esportazioni nei due paesi (apparentemente simile) è fuorviante, perché l'Islanda è un'economia estremamente aperta, il che comporta due conseguenze.

La prima è che è più difficile raggiungere un certo incremento percentuale delle esportazioni se esporti già una fetta importante della tua produzione.

La seconda è che se l'obbiettivo è sostenere la domanda di beni di produzione nazionale, un certo incremento percentuale delle esportazioni ha una rilevanza maggiore.

Per capire questo secondo punto basta comparare le esportazioni nette con il Pil. Il rimbalzo positivo dell'Islanda è pari a circa il doppio di quello dell'Irlanda, e stiamo parlando di 10 punti di Pil in più. Questo significa un enorme stimolo supplementare, e il fatto che il merito di tale stimolo sia da attribuire principalmente alla svalutazione rappresenta un argomento estremamente convincente in favore di un mantenimento da parte dell'Islanda della valuta nazionale e di un non ingresso nell'euro.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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