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Questo articolo è stato pubblicato il 08 aprile 2011 alle ore 18:48.

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Aaron Carroll, nel suo blog The Incidental Economist, focalizzato sulle tematiche della sanità, smonta in modo efficacissimo un recente editoriale del senatore repubblicano Ron Johnson pubblicato sul Wall Street Journal, che in sostanza strumentalizza l'esperienza medica della figlia neonata per lanciare un attacco sconclusionato contro la riforma sanitaria.

«Oggi è il primo anniversario del più grande attacco contro la nostra libertà cui abbia assistito in vita mia: la firma della riforma sanitaria di Obama», scriveva il 23 marzo il senatore Johnson. «Ragionando sulle possibili conseguenze di questa legge per il nostro Paese, non posso fare a meno di riflettere su un miracolo medico reso possibile dal sistema sanitario americano».

Johnson prosegue raccontando delle eccellenti cure ricevute dalla figlia Carey, nata con una grave malformazione cardiaca, e asserisce che con un sistema sanitario universale la piccola non avrebbe potuto ricevere quel genere di cure, perché… Beh, il perché non lo spiega. Ma approfitta dell'occasione per rilanciare qualcuna delle classiche panzane sulla sanità pubblica, come quella secondo cui la dimostrazione che il sistema ad assicuratore unico non funziona sta nel fatto che gli americani non hanno liste d'attesa lunghe come quelle canadesi per le operazioni di protesi dell'anca, che in Canada è pagata dallo Stato, mentre in America nella maggior parte dei casi è pagata dal programma Medicare (cioè… dallo Stato).

Carroll sottolinea che il senatore Johnson «sembra credere che nel sistema sanitario americano così com'è adesso lo Stato non giochi alcun ruolo».

«L'ospedale dove Carey è stata miracolosamente salvata accetta i pazienti del programma Medicaid [l'assistenza sanitaria pubblica per gli indigenti]?», scrive Caroll. «Ha finanziamenti da parte dello Stato federale? È un centro di ricerca medica? La bambina è stata assistita anche dai medici interni?».

Ma quello che più mi ha colpito dell'articolo è stata la presunzione che solo noi fortunati americani liberisti abbiamo la possibilità di godere dei benefici della medicina moderna, mentre in Europa sono ancora ai tempi delle sanguisughe o giù di lì. In altre parole, è l'ennesimo esempio del complesso di superiorità tanto diffuso sulla scena politica americana: la gente sa semplicemente che noi siamo i migliori, e non ci crede se gli dici che anche in Europa hanno internet, i telefoni cellulari e gli antibiotici.

Tasso di sopravvivenza al cancro
E quelle statistiche sulla percentuale di malati di cancro che riescono a guarire, che tanti, senatore Johnson incluso, portano a esempio per affermare la superiorità medica degli Stati Uniti?

Le comparazioni sui tassi di sopravvivenza hanno un problema ben noto, individuato nel 2008 da uno studio della Lancet Oncology: «La sopravvivenza al cancro è un indicatore prezioso per la comparazione internazionale dei progressi nel controllo dei tumori, nonostante il fatto che una parte delle differenze individuate in questo studio potrebbe essere attribuibile a differenze nell'intensità dell'attività diagnostica nelle popolazioni prese in esame».

Io la questione la vedo così (per fare un esempio estremo): supponiamo che ci sia una forma di cancro che uccide le persone sette anni dopo la sua insorgenza, e che in pratica non ci si possa fare niente. Supponiamo che il Paese A abbia un programma di screening antitumorali molto aggressivo, e che riesca sempre a individuare questo cancro nel corso del primo anno, mentre il Paese B sceglie di investire diversamente le sue risorse sanitarie e non individua mai questo cancro prima del quarto anno. In questo caso, il Paese A avrà un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 100 per cento, mentre il Paese B avrà un tasso di sopravvivenza a cinque anni dello 0 per cento, perché la sopravvivenza viene misurata dal momento in cui è diagnosticato il cancro. Ma questo non significa che l'assistenza sanitaria nel Paese B sia peggiore dell'assistenza sanitaria nel Paese A.

La vita reale non è così semplice, ma credo sia chiaro che cosa intendo: una società che effettua una gran quantità di test antitumorali può avere tassi di sopravvivenza più elevati semplicemente perché normalmente individua prima il tumore, ma questo non significa che offra cure migliori per il tumore. (Traduzione di Fabio Galimberti)

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