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Questo articolo è stato pubblicato il 18 maggio 2011 alle ore 13:46.
Donne, casa e lavoro. Le storie italiane di successo (e i finanziamenti)
Da circa due anni, le dipendenti dei saloni di "Anna Josè Parrucchieri", al rientro a casa dopo il lavoro non devono più trascorrere le serate a stirare il bucato regolarmente accumulato sulla cesta. Ad occuparsene al loro posto è una stireria professionale di quartiere.
Anna Josè Buttafava, proprietaria di due saloni di bellezza, a Codogno e a Casalpusterlengo, nel lodigiano, si è chiesta che tipo di strategia adottare per venire incontro ai bisogni delle dipendenti in modo da fidelizzarle, favorendo una maggiore efficienza e produttività sul posto di lavoro.
Lungimirante e intraprendente, la titolare dei due saloni di bellezza, dopo aver constatato che il personale lamentava le fatiche dell'attività domestica di stiro che andava ad appesantire ulteriormente la giornata trascorsa al lavoro, elabora un progetto dedicato alle sue collaboratrici: "Stiro Amico". Lo presenta al dipartimento Famiglia del consiglio dei Ministri (secondo la legge 53, sulla conciliazione famiglia lavoro, sono previsti finanziamenti alle realtà aziendali che implementano misure per la conciliazione dei tempi). Il progetto viene approvato, dopodiché Anna Josè lancia una gara tra le stirerie più vicine ai suoi saloni, sceglie quella più adatta alle proprie esigenze e nel settembre 2009 da il via all'iniziativa: ciascuna dipendente disporrà di un servizio di stireria gratuito di tre ore alla settimana.
"L'opportunità di sollevare da questo impegno domestico le mamme lavoratrici ha creato più serenità in salone, un maggior interesse per il lavoro ed è diminuito l'assenteismo" dichiara Anna Josè, vincitrice lo scorso aprile alla categoria Miglior progetto realizzato da una piccola realtà della terza edizione del Premio Famiglia Lavoro promosso dalla regione Lombardia.
"Se consideriamo che a livello nazionale l'80% dei collaboratori non arriva a superare i cinque anni di permanenza in un salone, da noi la media si abbassa al 30%" commenta Buttafava che ora intende proseguire sulla strada della conciliazione cercando di fare rete tra le associazione e gli enti locali.
Ad ottenere il riconoscimento che, sebbene non preveda finanziamenti offre visibilità e la possibilità di partecipare ad una giornata di laboratorio sul tema conciliazione organizzato dall'Alta Scuola Impresa e Società, dell'Università Cattolica, anche l'atelier Aimèe, premiato alla categoria Adozione di strumenti innovativi di conciliazione.
Aimèe, una media impresa manifatturiera, leader nella produzione di abiti da sposa, è composta prevalentemente da personale di sesso femminile (si tratta del 99% dei dipendenti di cui il 65% di loro ha figli). Per agevolare gli equilibri famiglia-lavoro, garantendo migliori performance lavorative, Matthias Kissing e Lucia Zanotti, titolari dell'atelier, hanno puntato sulla flessibilità degli orari introducendo diverse tipologie di part-time. "Si tratta di part-time verticali, orizzontali, misti" precisa Kissing, "che possono essere trasformati, qualora la dipendente lo richiedesse, in contratti a tempo pieno". Per riorganizzare la gestione del lavoro, l'azienda Aimèe ha dovuto investire ulteriormente sulla formazione del personale, favorendo meccanismi di "job rotation" e di estensione del numero e tipologia di compiti svolti.
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