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Questo articolo è stato pubblicato il 03 giugno 2011 alle ore 18:14.

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Ben Smith e Byron Tau hanno commentato sul sito Politico: «In questa stagione di primarie repubblicane sembra che non vi sia politica economica o monetaria troppo eterodossa per un elettorato affamato di cambiamento». Non c'era molto di nuovo nell'articolo, pubblicato il 20 maggio, ma ci ricordava che l'ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty (che teoricamente non è un pazzo) ha dichiarato la sua contrarietà alle valute a corso forzoso, il che in pratica significa un ritorno al gold standard (anche se forse Pawlenty questo non lo sa).

Quello di cui Politico non parla, ma dovrebbe, è la corsa in stile lemming a sottoscrivere il piano di bilancio del deputato del Wisconsin Paul Ryan, che sarà Tanto Coscienzioso ma dal punto di vista economico è paccottiglia, con la sua insistenza – in barba a tutti i dati contrari – sul fatto che la privatizzazione del programma sanitario Medicare porterebbe agli americani, non si sa come, cure mediche adeguate a prezzi molto più bassi. E poi c'è la recente impennata del «negazionismo del default»: su, facciamo vedere a tutti che siamo una repubblica delle banane, che male può fare?

Nella prima edizione (ma solo la prima) del manuale Principi di economia, l'economista Gregory Mankiw derideva l'«offertismo» dei consulenti economici del presidente Reagan, definiti ciarlatani e fanatici. È abbastanza evidente che quando scriveva queste cose Mankiw pensava che si trattasse soltanto di una fase passeggera, che i Repubblicani sarebbero tornati ad abbracciare politiche economiche più sensate. E invece il partito dell'elefantino sprofonda sempre di più nei meandri della voodoo economics. La mia idea è che la natura ermetica della destra americana – i suoi test di fedeltà, il suo mondo intellettuale ristretto, dove si ricavano tutte le presunte verità dalla Fox News e dalla Heritage Foundation, il wingnut welfare, cioè quel sistema che garantisce ai politici della destra radicale sconfitti alle urne un posticino ben pagato in qualche istituto di ricerca – la rende vulnerabile da sempre al fascino di queste politiche insensate.

La débâcle della presidenza di George W. Bush ha minato il controllo che prima esercitava l'establishment, cercando di trasmettere un'impressione di ragionevolezza; e ora persone come Pawlenty e un altro esponente repubblicano, Mitt Romney, sono obbligati a fare la figura dei pazzi anche se non lo sono (forse). Le elezioni del 2010 a posteriori potrebbero rivelarsi un disastro per i Repubblicani, perché hanno rafforzato gli estremisti inducendoli a credere di poter andare fino in fondo e rivincere le elezioni. Questo lo si vedrà.

Dov'è finita l'integrità?
Ho sollevato questo interrogativo cinque anni fa a proposito degli esponenti dell'amministrazione Bush, che sembravano patologicamente incapaci di assumersi la responsabilità delle loro azioni (una persona integra è innanzitutto una persona onesta che si prende la responsabilità delle proprie azioni).

Ma la domanda è più rilevante che mai. Newt Gingrich, che recentemente ha definito i piani di Ryan per il Medicare «ingegneria sociale di destra», ha dichiarato questo mese che i giornalisti che lo hanno citato erano dei bugiardi. E ora Pawlenty, oltre a dire una serie di falsità e dichiarare contemporaneamente di essere una persona che racconta la verità, si è messo a fare il Gingrich quando Rush Limbaugh ha fatto notare, giustamente, che (secondo un articolo di giornale del 2006 che citava una sua dichiarazione in cui diceva che «l'era dello small government è finita») qualche anno fa non era veramente un uomo del Tea Party. Ritenere che un politico proponga soluzioni completamente sbagliate, ma rispettarlo come persona è possibile. Ma queste sono persone spregevoli a prescindere dalle loro proposte politiche.
(Traduzione di Fabio Galimberti)

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