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Questo articolo è stato pubblicato il 16 luglio 2011 alle ore 20:08.

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L'economista Adam Posen, della Banca d'Inghilterra, recentemente ha rilasciato delle dichiarazioni sulla politica monetaria britannica che sottolineano qualcosa che più volte ho cercato di evidenziare, e cioè che quel che sta succedendo in questo momento sul fronte monetario in Gran Bretagna è ricco di insegnamenti sulla politica monetaria più in generale.

La Banca d'Inghilterra deve fronteggiare lo stesso dilemma della Federal Reserve (fare quello che andrebbe fatto o fare quello che ti chiedono insistentemente di fare?), ma in forma più cruda. E se la Banca d'Inghilterra sceglierà di tenere duro, presto potremo avere una chiara dimostrazione del fatto che una parte ha ragione e l'altra ha torto.

La storia, finora, è questa: la Gran Bretagna in questo momento è alle prese con un'inflazione primaria relativamente alta, oltre il 4 per cento rispetto all'anno scorso, e qualcuno chiede che la Banca d'Inghilterra reagisca dando una stretta alla politica monetaria. Ma questo aumento dell'inflazione è dovuto in gran parte a fattori palesemente temporanei, oppure occasionali: un aumento dell'Iva unito alla revoca degli sgravi temporanei introdotti durante la recessione, i prezzi delle materie prime e gli effetti una tantum del deprezzamento della sterlina rispetto all'euro. Eppure i falchi anti-inflazione chiedono un aumento dei tassi, sostenendo che la corsa dei prezzi, nonostante l'economia sia ancora in mezzo al guado, va stroncata sul nascere per non rischiare che si trasformi in una stagflazione in stile anni 70.

Posen sottolinea che la tesi che bisogna alzare i tassi di interesse per sventare il rischio di stagflazione si basa esclusivamente sull'esperienza degli anni 70, e che la storia non registra nessun altro episodio del genere, né prima né dopo quel decennio. La situazione in cui si trova oggi la Gran Bretagna non presenta molti punti di contatto con le circostanze che hanno preceduto ogni impennata dell'inflazione nella storia moderna. Guardando i dati di Posen sul costo unitario del lavoro nei trimestri precedenti a vari episodi di fiammate inflattive in Gran Bretagna nell'epoca moderna e gli stessi dati adesso, sembra che i rischi che l'attuale dato anomalo sull'inflazione possa diventare permanente siano davvero bassi. Ci sono rischi molto concreti, invece, che alzando i tassi troppo in fretta si condanni la Gran Bretagna a dieci anni o più di stagnazione economica. (La presentazione di Posen è visionabile sul sito del Peterson Institute for International Economics, di cui l'economista inglese è senior fellow, all'indirizzo iie.com).

Tutti questi argomenti sono applicabili anche agli Stati Uniti, pur se in forma meno estrema: noi non abbiamo avuto l'aumento dell'Iva, ma abbiamo avuto lo shock delle materie prime, e il deprezzamento del dollaro ha prodotto un certo effetto, anche se probabilmente non così accentuato come quello originato dal deprezzamento della sterlina.

Possiamo solo sperare che la Banca d'Inghilterra tenga duro su questa linea, e che quando l'inflazione in Gran Bretagna calerà in modo netto, come succederà quasi sicuramente, possa servire da esempio pratico di quanto sia assurdo ostinarsi a decidere le misure da adottare come se fossimo nel 1979.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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