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Questo articolo è stato pubblicato il 19 luglio 2011 alle ore 12:51.

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WASHINGTON, DC – Il PIL della Grecia, di circa 300 miliardi di dollari, rappresenta approssimativamente lo 0.5% del prodotto mondiale. Il suo debito pubblico, pari a 470 miliardi di dollari, appare molto grande relativamente all'ampiezza del sistema economico greco ma costituisce solamente l'1% del debito mondiale -di cui quasi la metà è nelle mani di banche private (per lo più greche). Berclays Capital stima che le importanti banche straniere in cui il 10% del patrimonio di classe 1 è costituito da titoli di Stato greci sono poche, mentre la maggior parte ne detiene molto meno.

Dunque, almeno sulla carta, la Grecia non dovrebbe essere un’economia importante da un punto di vista sistemico. Tuttavia esistono svariate regioni per le quali la crisi greca sta comportando sostanziali effetti di spillover. E per di più ciò non sta accadendo unicamente in Grecia.

In primo luogo, nel caso della Grecia, si teme che altre economie europee in difficoltà, come il Portogallo e l'Irlanda, o persino la Spagna e l'Italia, vengano contagiate. Inoltre, diversi fondi americani del mercato monetario detengono strumenti emessi da alcune delle banche a rischio.

In secondo luogo, le banche che sono in possesso di titoli greci si sono assicurate contro la possibilità di non essere ripagate attraverso l'acquisizione di svariati titoli derivati, come i cosiddetti "credit-defalt" swaps (CDS). Se i CDS sono concentrati in particolari istituzioni finanziarie, quest'ultime potrebbero essere a rischio anche loro -anche più degli stessi detentori diretti di debito greco. Ma non si sa chi, e quanto, detenga questi derivati, o se viene ridotto o amplificato il rischio, in quanto i CDS non sono commercializzati in modo trasparente mediante scambi aperti.

In ultimo, le difficoltà della Grecia implicano non solo problemi per la gestione del 'Euro ma anche turbolenze nei mercati dei cambi; ciò potrebbe aumentare l'incertezza e influenzare negativamente una ripresa globale che si sta già indebolendo. Chiaramente l'intera economia mondiale ha un grande interesse a che la Grecia si riprenda.

Allo stesso modo, si consideri una situazione completamente differente, quella dello Yemen. La Grecia e lo Yemen non hanno niente in comune, con l'eccezione del contrasto tra la loro taglia e i possibili effetti collaterali della loro situazione. Il PIL yemenita è un decimo di quello greco e quindi lo 0.05% del output mondiale, e la sua economia non è legata in modo significativo al sistema finanziario internazionale.

Il problema deriva dal fatto che la popolazione yemenita è vicina a quella dell'Arabia Saudita con confini molto difficili da controllare. Il caos nello Yemen, unito alla forza crescente degli estremisti, potrebbe destabilizzare seriamente l'Arabia Saudita e minacciare la produzione di petrolio. Nel caso in cui ciò avvenisse, il prezzo del petrolio potrebbe schizzare a 150 dollari al barile o più, infliggendo un duro colpo all'economia globale.

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