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Questo articolo è stato pubblicato il 12 agosto 2011 alle ore 21:59.

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In Texas l'occupazione cresce più in fretta che nel resto del Paese, e la differenza si è accentuata in particolar modo negli ultimi due anni. Recentemente qualcuno ha definito il Texas una «macchina sforna-occupazione», in una fase in cui la creazione di posti di lavoro nel resto del Paese procede molto a rilento.

Ma cerchiamo di capire di che si parla. Una cosa strana di questo dibattito è che quasi nessuno fa uso di modelli, cioè di quelle rappresentazioni (non necessariamente matematiche) stilizzate, semplificate, ma dotate di una loro coerenza interna, che sono l'essenza dell'analisi economica. Proverò quindi a colmare la mancanza proponendo tre modelli informali di quello che sta succedendo in Texas.

In ognuno di questi modelli immagino, per semplicità, una situazione iniziale in cui l'America è divisa in due regioni identiche, che chiameremo Texas e New York. Ognuna di queste regioni ha una forza lavoro che vive in case unifamiliari; ignoro gli altri fattori della produzione, semplicemente do per scontato che per costruire case siano necessari terreni, la cui disponibilità è limitata. Partiamo anche dal presupposto che inizialmente tutto sia in equilibrio: i salari e i costi delle case sono gli stessi in entrambe le regioni.

Poi in Texas interviene un cambiamento che fa crescere l'occupazione più velocemente che a New York. La domanda è: qual è questo cambiamento? Come vedremo, ogni modello dice qualcosa sugli altri aspetti di cui bisogna tenere conto oltre al differenziale nella creazione di posti di lavoro. Cominciamo:

Modello I: Demografia - Ipotizziamo che per qualche motivo la popolazione del Texas, e di conseguenza la sua forza lavoro, aumenti, ad esempio perché arrivano nuovi immigrati dal Messico, o perché gli immigrati già presenti fanno molti figli.
L'effetto sarà quello di far scendere i salari, e la riduzione dei salari provocherà una crescita più rapida dei posti di lavoro. L'occupazione quindi aumenterà, ma la forza trainante sarà l'offerta: non maggiore domanda di posti di lavoro, ma più gente che cerca lavoro.

Modello II: Pianificazione urbanistica - Supponiamo che il Texas allenti le normative sull'edificabilità dei terreni, facendo scendere il prezzo delle case rispetto a New York. In questo caso i lavoratori si trasferiranno in Texas, anche se lì i salari sono più bassi che a New York, perché vivere costerà meno. Che succede a questo punto? La maggior offerta di manodopera fa scendere i salari e fa crescere l'occupazione, proprio come nel modello I, con la differenza che in questo caso è un fenomeno positivo. Ma è una questione di politiche urbanistiche, non di un contesto favorevole alle imprese in senso generale.

Modello III: Meraviglie dell'offerta - Infine, supponiamo che le fantastiche politiche del governatore del Texas Rick Perry abbiano effettivamente favorito un forte incremento della produttività delle imprese. A questo punto ci si aspetterebbe di veder crescere la domanda di manodopera, e questo determinerebbe un aumentare i salari e attirerebbe lavoratori verso il Texas, provocando una forte crescita occupazionale.

Qual è la situazione effettiva? Non mi metterò a snocciolare dati, ma di sicuro tutte le informazioni di cui disponiamo sul Texas sembrano indicare una combinazione dei modelli I e II. I salari in Texas sono bassi e probabilmente sono diminuiti rispetto a quelli degli Stati a crescita più lenta. D'altra parte è basso anche il costo della vita, probabilmente grazie al fatto che le case costano poco. Quello che non si vede è l'incremento di produttività o l'incremento dei salari che sarebbe dovuto avvenire se il modello III fosse stato corretto. Come ha sottolineato l'anno scorso Ryan Avent in un commento sul sito dell'Economist, il prodotto interno lordo pro capite reale del Texas in realtà è cresciuto molto poco.

Ancora una cosa: che dire della performance texana durante la recessione e la fragile ripresa che è seguita? A mio parere questa performance va valutata basandosi sul trend, un trend che riflette le forze descritte nei primi due modelli.

Il Texas naturalmente ha avuto una crescita dell'occupazione più rapida che nel resto del paese, ma è sempre così. La domanda è se il Texas ha registrato risultati significativi rispetto al suo trend abituale, e la risposta è no: il tasso di disoccupazione in Texas è leggermente più alto che a New York. (Traduzione di Fabio Galimberti)
© 2011 New York Times

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