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Questo articolo è stato pubblicato il 05 settembre 2011 alle ore 06:40.
Le Pmi temono recessione e dollaro
Sospese tra l'ombra della recessione, la paura della stagnazione e una crescita che in prospettiva potrebbe diventare sempre più flebile, salvata in parte solo dall'export. Si apre così, dopo un agosto che ha messo a soqquadro gli scenari economici e finanziari, la stagione autunnale per le Pmi dell'industria manifatturiera italiana, in un clima scandito da molti campanelli d'allarme. A preoccupare di più i presidenti di alcune federazioni confindustriali interpellati dal Sole 24 Ore sono il vento recessivo, che porta con sè un possibile calo dell'occupazione, gli effetti delle tensioni speculative sulle materie prime e il cambio euro-dollaro, che agli attuali livelli rappresenta un ulteriore ostacolo alle vendite del «made in Italy» negli Usa.
A peggiorare il clima congiunturale, segnato da un taglio alle stime di crescita del Pil anche per il 2012, ci sono poi i contenuti e gli effetti della manovra di Ferragosto, che fatica a prendere la sua forma definitiva. Una manovra che non prevede interventi a favore dello sviluppo, come invece ha sollecitato il commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, per una crescita dell'industria o a sostegno dei consumi delle famiglie. Senza poi dimenticare l'inflazione: in Italia è al top dal 2008, a quota 2,8%, alimentata soprattutto dalla bolletta energetica.
«La ripresa è veramente debole, solo chi ha saputo internazionalizzare la propria attività cresce, mentre il vero problema è uscire dal ristagno dell'economia - avverte Giancarlo Losma, presidente di Federmacchine -, altrimenti si perde la capacità di competere». È un quadro non del tutto negativo quello di questo comparto "forte" del «made in Italy», a cui fanno capo 6.300 imprese, 182mila addetti, 34 miliardi di fatturato nel 2010, il 67% realizzato grazie all'export.
«Ad agosto molte aziende della meccanica hanno accorciato i giorni di chiusura, perché avevano gli ordini da consegnare – aggiunge Losma –, mentre lo scorso anno hanno tenuto chiuso per ferie il più possibile». Una mossa per rimanere agganciati alla ripresa e che può far sperare in un ritorno del giro d'affari ai livelli al top del 2008? «Con tutta la cautela del caso – risponde – siamo fiduciosi in un buon 2011 e ritengo che non si possano verificare gravi scossoni da qui a fine anno».
Nonostante l'agosto nero, alla riapertura delle aziende, a detta dei presidenti interpellati, gli imprenditori hanno trovato un dato confortante: non ci sono state cancellazioni o riduzioni degli ordini già in portafoglio. In questo difficile scenario anche Sandro Bonomi, presidente di Anima (meccanica varia e affine) punta a un 2011 in crescita. «L'anno dovrebbe terminare con un +2,6%, ma solo grazie all'aumento del 4% delle esportazioni, mentre non mi illudo che arrivino molte commesse dal mercato interno».
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