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Questo articolo è stato pubblicato il 16 dicembre 2011 alle ore 13:41.

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Barack Obama (Afp)Barack Obama (Afp)

Il presidente Obama ha cercato – ostinatamente e molto oltre il limite del buon senso – di sanare la frattura politica negli Stati Uniti, ha fatto i salti mortali per compiacere i banchieri e si è mostrato chiaramente reticente a ricorrere ad argomenti populisti (anche se sotto quest’ultimo aspetto forse sta cambiando).

E come ricompensa per tutto questo, Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts e attualmente candidato per la nomination repubblicana, lo descrive come un marxista a tutti gli effetti: da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni. «[Obama] cerca di trasformare la nostra società basata sul merito in una società basata sui diritti acquisiti», ha detto Romney in un recente discorso, «dove tutti ricevono la stessa ricompensa, o una ricompensa simile, a prescindere dall’istruzione, dall’impegno e dalla disponibilità a correre dei rischi. Quello che qualcuno si è guadagnato viene ridistribuito ad altri. E il solo a godere di ricompense sproporzionate è chi opera questa ridistribuzione, cioè lo Stato».

Tutto questo ovviamente non ha nulla a che vedere con la realtà; Obama farebbe meglio a cercare di convincere la sua base piuttosto di cercare di convincere l’inconvincibile destra.

Tutto quel che c’è da dire

Olympia Snowe dice sciocchezze. «Sono proprio stravaganze finanziarie come incrementi permanenti delle tasse per finanziare misure temporanee della durata di un anno che hanno precipitato la nostra nazione in una crisi debitoria da 15mila miliardi di dollari», ha dichiarato questo mese la senatrice repubblicana del Maine in risposta a una nuova legge bipartisan per la creazione di posti di lavoro.

Un bell’esempio di sciocchezze in serie. Una nazione che è in grado di prendere soldi in prestito a tassi di interesse reali negativi non sta propriamente attraversando una crisi debitoria. È vero che abbiamo un debito di 15mila miliardi di dollari, ma questo debito è il riflesso di una combinazione di (1) tagli alle tasse permanenti senza alcuna copertura, (2) ingenti spese temporanee per conflitti bellici senza alcuna copertura e (3) una grave crisi economica che ha ridotto drasticamente le entrate (in primo luogo) e ha comportato spese straordinarie (che rappresentano solo una piccola parte del debito).

Un’altra cosa: spendere sul breve termine compensando con risparmi sul lungo termine è esattamente quello che bisogna fare quando si è alle prese con un’economia depressa, lo insegnano i manuali di economia. Non sono «stravaganze»: è macroeconomia di base, è un atteggiamento altamente responsabile.

Tutto questo mi dà l’occasione per dire qualcosa in più su un tema che esce fuori abbastanza spesso nei commenti a questa rubrica e negli attacchi dei soliti noti. Perché criticavo quelle misure del presidente George W. Bush che facevano gonfiare il disavanzo mentre chiedo al presidente Obama di insistere maggiormente con misure che fanno gonfiare il disavanzo?

Parte della risposta sta nella diversità della situazione economica: la spesa in disavanzo è espansiva quando l’economia è invischiata in una trappola della liquidità, ma se non ci si trova in una situazione di tassi di interesse a zero, serve solo a «spiazzare» altre spese.

L’altra parte della risposta è che la banda di Bush non si faceva scrupoli a usare argomenti keynesiani per giustificare i tagli delle tasse, ma quei tagli erano tutti concepiti in modo da essere permanenti: in altre parole, erano irresponsabili proprio in quanto non erano temporanei. Nulla di ciò che ha fatto Obama si macchia dello stesso peccato: per la maggiore spesa sul lungo termine da lui introdotta, sostanzialmente per finanziare la riforma sanitaria, la copertura c’è, e tutto il resto, come gli aiuti alle amministrazioni statali e locali o il rafforzamento dei sussidi di disoccupazione, è stato pensato come temporaneo e di fatto si è dimostrato tale.

Insomma, un giorno come un altro nel mondo dei Politici Pazzi.

© 2011 New York Times

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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