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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2012 alle ore 08:15.

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MILANO
La concentrazione tra Tirrenia e Compagnia Italiana di Navigazione (Cin, cordata composta dai gruppi Aponte, Grimaldi e Onorato, che si era aggiudicata la gara per acquisire parte del gruppo pubblico) così com'è non può superare l'esame dell'Antitrust europeo. Perciò la Cin, assistita da Francesco Sciaudone dello studio Grimaldi & Associati, ha presentato a Bruxelles alcuni "rimedi", come sono definiti nel gergo antitrust, nel tentativo di superare le obiezioni della Dg guidata dal commissario Joaquín Almunia, secondo cui la concentrazione penalizza la concorrenza su alcune tratte di trasporto marittimo.
Bruxelles ha contestato l'eccessiva sovrapposizione su alcune rotte tra Tirrenia e le compagnie che fanno capo agli armatori soci di Cin (Grandi navi veloci di Aponte, la Grimaldi Lines di Grimaldi e Moby di Onorato). Perciò gli acquirenti si sono impegnati a «mettere a disposizione di terzi» parte di questa capacità di trasporto, in modo da consentire l'accesso sul mercato di eventuali altri operatori interessati ad offrire servizi passeggeri o merci sulle rotte in questione.
Non si tratta di una vera e propria vendita, ma solo di una messa a disposizione dei posti sulle navi, come talvolta avviene nel trasporto aereo.Come prevede il regolamento fusioni, la Dg Concorrenza, che aveva fissato il termine per la decisione il 4 gennaio scorso, ha spostato di due settimane la deadline che è così slittata a mercoledì prossimo, 18 gennaio, per avere il tempo di esaminare la proposta.
Nel caso, non improbabile, che Bruxelles consideri insufficienti le modifiche, si andrebbe alla "fase due" dell'indagine. A quel punto le richieste della Commissione per dare il via libera all'operazione potrebbero essere tali (per esempio la vera e propria vendita di alcune rotte) da rimettere in discussione tutta la logica dell'operazione Tirrenia che a Bruxelles è sotto esame anche per l'ipotesi di aiuti di Stato.
Prima ancora di aprire l'inchiesta antitrust, infatti, la Ue aveva avviato un'indagine approfondita per verificare se le modalità con cui è stata realizzata la vendita di Tirrenia a Cin non configurino un aiuto di Stato agli acquirenti. In questo caso, però, le contestazioni sono mosse direttamente allo Stato italiano, in particolare al ministero delle Infrastrutture. Le due procedure sono inevitabilmente intrecciate e sotto l'unica regia del gabinetto Almunia. Il cammino dell'una, dunque, risentirà inevitabilmente dell'andamento dell'altra, anche perché, alla fin fine, le contestazioni comunitarie puntano dritte alla vendita in blocco di Tirrenia, senza indicare nel dettaglio le rotte sovvenzionate, per le quali maggiore era l'interesse. La tesi dei funzionari europei è che se il bando fosse stato più trasparente e non ci fossero state le condizioni sugli obblighi di servizio pubblico (si veda il Sole 24 Ore dell'1 ottobre 2011), oltre a Cin si sarebbero presentati altri pretendenti e il prezzo finale sarebbe stato più alto. Invece Cin paga 380 milioni per l'acquisto e ne riceve 570 di contributi pubblici in otto anni. Inoltre, la vendita in blocco ai tre principali operatori del settore e la conseguente fusione Tirrenia-Cin esclude qualsiasi possibilità di concorrenza sulle singole rotte e rischia di portare a un vero e proprio cartello nel cabotaggio. Le quattro compagnie coinvolte, infatti, rappresentano pressocchè l'intero mercato di riferimento.
Tutta l'operazione, impostata e gestita dal Governo Berlusconi e dal ministro Matteoli, dal punto di vista del libero mercato appare in palese contraddizione con i propositi di liberalizzazione dell'attuale esecutivo. Non sarebbe del tutto una sorpresa, dunque, se il ministro Corrado Passera alle cui cure è affidato il dossier, alla luce delle ampie contestazioni della Commissione, trovasse il modo di rimettere tutto in discussione.
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