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Questo articolo è stato pubblicato il 26 gennaio 2012 alle ore 06:41.
MILANO
Normali procedure di sicurezza, evacuazione e poi il rientro, come si deve fare in questi casi. «Ma per fortuna nessun danno alle persone e alle cose, fatta eccezione per qualche cornicione o qualche piccola crepa nelle pareti non portanti». Hanno vissuto così i pochi minuti della scossa e quelli successivi le decine e decine di migliaia di persone che al momento della scossa più forte, ieri mattina, si trovavano al lavoro in azienda, nella miriade di imprese di tutte le dimensioni in Emilia e in Veneto, le due regioni dove più alto è stato l'allarme.
Le imprese interpellate e le associazioni territoriali non hanno segnalato alcun problema di produzione. Come alla Barilla, a Parma, dove «le linee e il processo produttivo non si sono fermati» se non nel breve lasso di tempo necessario per l'evacuazione dello stabilimento e degli uffici e il successivo rientro del personale. «Abbiamo molti più problemi per il caos nei trasporti».
Eppure lo spavento è stato forte in città, come racconta il direttore dell'Unione parmense degli industriali. «Abbiamo avvertito la scossa distintamente e c'è stata molta preoccupazione. Fortunatamente i danni sono stati davvero contenuti, qualche calcinaccio, né a fine giornata abbiamo avuto notizie di danni alle persone, alle strutture e alla produzione delle nostre aziende».
La notizia del terremoto ha creato forse più preoccupazione tra i numerosi imprenditori che ieri si trovavano fuori sede, come Stefano Landi, della Landi Renzo, di Cavriago, in provincia di Reggio Emilia. «Mi trovavo a Roma – racconta – e appena saputo della scossa ho sentito l'azienda. A parte i comprensibili cinque minuti di panico dopo la scossa, non abbiamo avuto alcun altro tipo di problema».
L'eco del terremoto è giunto anche a Mosca, nel padiglione italiano di un'importante fiera dedicata alle macchine per ceramiche e a quelle per il packaging, dove sono presenti alcune decine di aziende italiane.
Tra queste la Sacmi (macchine per ceramica, alimentare e del beverage) che ha diversi stabilimenti, tra cui quelli di Modena e Verona. Proprio nella sede di Verona, raccontano da Mosca, è stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco per l'evacuazione. «Ma si è trattato di ordinaria amministrazione».
Fuori sede era anche Franco Manfredini, presidente di Confindustria Ceramica e titolare della Casalgrande Padana che produce piastrelle in provincia di Reggio Emilia. «Ho sentito subito l'azienda ma non c'è stato nessun fermo della produzione né danni di alcun tipo».
Anche Giovanni Roveda, direttore dell'Associazione industriali di Reggio, non ha ricevuto dagli associati della provincia segnalazioni di danni, né di difficoltà produttive dovute alla scossa tellurica. «Ero in sede – racconta – dove abbiamo tenuto anche una conferenza stampa. La giornata è stata fitta di incontri, come spesso capita, e non è stata per nulla stravolta. Se ci fossero stati problemi nelle nostre aziende lo avremmo saputo».
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