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Questo articolo è stato pubblicato il 01 febbraio 2012 alle ore 07:33.

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Il ministro del Welfare Elsa Fornero (LaPresse)Il ministro del Welfare Elsa Fornero (LaPresse)

di Nicoletta Picchio e Giorgio Pogliotti
Sugli ammortizzatori sociali le posizioni sono tutto sommato vicine: in questa fase, con la recessione in atto e la prospettiva di un aumento dei licenziamenti, meglio mantenere la struttura attuale, per un paio d'anni. Nel medio termine si potrà pensare ad una riforma: una prospettiva su cui Confindustria appare più aperta a ragionare rispetto ai sindacati. Ma non sembra questo l'argomento pomo della discordia, nè tra le parti sociali, nè tra loro e il governo.

Decisamente più complicata è la flessibilità in uscita, articolo 18 compreso. Sarà questo il tema più spinoso del faccia a faccia tra i vertici di Confindustria e dei sindacati, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, fissato per stamattina. Lunedì scorso, il 23 gennaio, uscendo da Palazzo Chigi, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, l'aveva preannunciato: ci vedremo con i sindacati per individuare le possibili sintesi comuni. E quindi arrivare al tavolo di Palazzo Chigi che il governo ha fissato domattina con le idee più chiare del raggio di azione della riforma del mercato del lavoro. «Dovrà essere incisiva», è l'obiettivo del ministro del Welfare, Elsa Fornero, con l'articolo 18 «non preminente, ma non un tabù».

Uno dei punti su cui si sta ragionando, e che interessano a Confindustria, è come dare certezze alle imprese sulla durata e sull'impatto economico del contenzioso sui licenziamenti. Oggi le cause durano anni e il giudice può decidere che l'azienda, oltre ad eseguire la sentenza, debba pagare un lungo periodo di arretrati di stipendio e contributi. Si potrebbe stabilire una durata massima dei processi ed anche a mettere un tetto sull'ammontare dell'arretrato. «Su tre possibili interventi, almeno due possono essere valutati con i sindacati, come i tempi delle cause di lavoro», ha detto l'altro ieri il ministro. Se ne parlerà. Cgil, Cisl e Uil sono favorevoli ad una corsia veloce per le cause di lavoro. Un'apertura è arrivata dalla Cgil con Susanna Camusso, che intervenendo al convegno 'Giustizia e legalità' lo scorso 17 gennaio ha detto: «l'unica ragione che può essere sollevata sono i tempi della giustizia: smettiamola di discutere dell'articolo 18 e facciamo un ragionamento su come rendere rapida ed efficace la giustizia in tema di diritto del lavoro». Ieri sullo stesso tema è intervenuto Raffaele Bonanni: «Sull'articolo 18 siamo disponibili ad affrontare un solo punto ‐ ha detto il leader della Cisl ‐ i tempi del contenzioso che vanno accorciati. Le cause durano anni e quindi bisognerebbe intervenire regolando meglio le procedure. Ma sul diritto, quello non si tocca». Per Bonanni «la Mercegaglia potrebbe anche essere una buona sindacalista perché «è molto tenace. E ha grosse capacità relazionali».

Altro tema, come definire in modo più netto la giusta causa, per ridurre la discrezionalità dei giudici. Un obiettivo che stando al parere dei tecnici, è più difficile da ottenere. Resta sempre sul tavolo, mantenendo inalterati i diritti di chi già ha lavoro dipendente, l'ipotesi di sperimentare per i nuovi assunti un contratto a tutela crescente, che non preveda l'applicazione dell'articolo 18 (reintegro per licenziamenti senza giusta causa). Si vedrà su questo punto quanto il governo vorrà spingersi, con i sindacati uniti a non voler ritoccare lo Statuto dei lavoratori. Ai sindacati non piace il contratto unico, nelle varie declinazioni (a partire dalla proposta Ichino); sostengono che c'è già il contratto di apprendistato che va rafforzato, come canale di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. L'incentivazione dell'apprendistato, peraltro, è un punto in comune con Confindustria. Così come il contrasto degli abusi nei contratti flessibili. «Penso che riusciremo ad avere posizioni largamente comuni sulla riforma del mercato del lavoro» ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Che insieme a Bonanni questa sera incontrerà a Torino l'ad della Fiat, Sergio Marchionne sulle prospettive dell'azienda.

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