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Questo articolo è stato pubblicato il 04 febbraio 2012 alle ore 09:08.

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In vista del prossimo round negoziale sul mercato del lavoro i sindacati confederali si sono dati appuntamento per martedì ad un tavolo tecnico che servirà per affinare la linea comune nella trattativa con il Governo, già definita dal documento unitario. Mercoledì sarà la volta dei segretari generali che si vedranno prima dell'incontro serale con il presidente di Confindustria.

Le parti sociali stanno cercando posizioni comuni su cui convergere, ma resta da capire fino a che punto il Governo è disponibile a recepire un'eventuale proposta unitaria, frutto di mediazioni tra le diverse ipotesi in campo. «Non si può chiedere alle parti sociali di provare a cercare un'intesa superando le divergenze esistenti ‐ afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni ‐ e poi lasciare al Governo mano libera». Sull'incontro di Palazzo Chigi di giovedì scorso, se dalla Cgil prevale la cautela («verificheremo nel merito la volontà di fare l'accordo» ha detto Susanna Camusso), da parte di Cisl e Uil si sottolineano i passi in avanti compiuti rispetto al primo round del 23 gennaio. È l'articolo 18 a dividere, e le dichiarazioni di ieri del premier Monti sono state criticate dalla Cgil: «al presidente del Consiglio piacciono gli esempi estremi ‐ aggiunge Fammoni ‐ ma parlare di troppe tutele per chi è 'blindato nella sua cittadella' è non solo sbagliato, ma anche offensivo verso quei lavoratori».

Diverso il tono usato dal numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, che sottolinea come l'incontro di giovedì «sia andato meglio del precedente», il Governo «si è presentato con più disponibilità a discutere». Per Bonanni c'è stata «troppa enfasi sull'annuncio che il Governo deciderà comunque», il leader della Cisl è convinto «ci siano spazi per trovare soluzioni insieme perché le parti sociali sono abbastanza unite». Conferma l'apertura al confronto «senza pregiudizi ideologici», il segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, ribadendo però che «l'articolo 18 non può essere demolito», piuttosto «va sottoposto a manutenzione, eliminando certe distorsioni, come la lunghezza delle cause di lavoro», intervenendo con «una legge che stabilisca un processo breve, nell'interesse dei lavoratori e delle aziende».

Anche per Luigi Angeletti giovedì a Palazzo Chigi «sono stati rimossi degli ostacoli» nel negoziato, quindi, «ci sono condizioni migliori per fare un accordo nelle prossime settimane». Nel merito, il segretario generale della Uil sottolinea che il Governo «ha cambiato opinione sulla cassa integrazione, confermandola per affrontare l'emergenza. Ha accettato in gran parte le nostre indicazioni sull'ingresso al lavoro e ha dimostrato una sufficiente flessibilità nel dire che si aspetta soluzioni dalle parti sui problemi che riguardano l'entrata e l'uscita nel mercato del lavoro». Ma anche Angeletti frena sull'articolo 18: «Dire che cambiando le norme della riforma del mercato del lavoro si creerà occupazione è una grande bugia. Noi faremo una riforma e i posti di lavoro diminuiranno perché siamo in recessione. Il lavoro dipende dalla politica economica del Governo e dagli investimenti delle imprese». (G. Pog.)

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