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Questo articolo è stato pubblicato il 14 febbraio 2012 alle ore 19:43.

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Sono i cinesi la sfida che il turismo italiano dovrà cogliere da qui al 2020. La spesa turistica del popolo della repubblica popolare, infatti, in dieci anni (dal 2010 al 2020) sarà aumentata del 10,9%, fino a rappresentare il 18,2% della torta internazionale. Nel frattempo, cresceranno anche i turisti indiani, con un +1,4% di spesa, pari al 4,2% del totale. Mentre la spesa italiana sarà diminuita dell’1,2%, per un “misero” 3,5% del totale, e sarà diminuita quella di tutti gli europei, a cominciare dal -1,9% dei tedeschi e –1,6% dei francesi. È quanto risulta dall’Osservatorio PricewaterhouseCoopers – Sole 24 Ore sul turismo in Italia che debutta in occasione dell’uscita dei Rapporti24 Turismo, domani in edicola con il Sole 24 Ore.

I turisti del futuro sono i cinesi e gli indiani, ma anche tutti i popoli dei paesi emergenti, e non solo i “nuovi ricchi”. Potrebbero compensare l’andamento negativo della spesa turistica domestica, conseguente alla crisi economica, e europea in generale. PwC evidenzia infatti la stretta dipendenza del settore turistico dall’andamento del Pil. “Le attese di una crescita quasi nulla del Pil italiano per il 2012 potrebbero influenzare negativamente quello turistico, mentre dovrebbe registrare una crescita leggera o almeno la tenuta il turismo straniero già quest’anno”, afferma Nicola Anzivino, partner di PwC e responsabile del gruppo strategy. “I cinesi – dice – stanno continuando a arrivare in Europa, così come le popolazioni del nord e del sud est”, dice.

Come cogliere quest’opportunità? PwC suggerisce agli operatori turistici italiani tre imperativi: “Conoscere quei popoli, comunicare con loro, saperli gestire quando arrivano in Italia rispondendo a esigenze e gusti diversi”, sintetizza Anzivino.

Conoscere. Cosa cercano? Secondo l’Osservatorio PwC - Sole 24 Ore, le destinazioni preferite dagli stranieri sono quelle di mare e le città d’arte (target preferenziale, quest’ultimo, per i cinesi).

L’arte non manca certo in Italia. Allora perché la Spagna sta continuando a sottrarci turisti? “Offre di più in termini di accoglienza, con strutture più attrezzate, e una maggiore attenzione allo sport (palestre e campi da golf, ad esempio), a prezzi più competitivi”, risponde Anzivino. Il primo passo per non farsi sfuggire quest’opportunità è quindi adeguare le strutture alle esigenze dei nuovi turisti. “Gli americani, ad esempio, non concepiscono albergo di lusso che non abbia il campo da golf, non ci vanno. I cinesi, invece, preferiscono le palestre e chiedono pacchetti con visite guidate. E a loro, che per natura non possono bere molto, non si può ad esempio proporre un tour tra le cantine del Chianti o del Monferrato”, dice Anzivino.

Comunicare. “Non è certo semplice per il singolo albergatore comunicare con la Cina. E ai tour operator italiani, spesso, non interessa. C’è bisogno di fare sistema paese con il sostegno pubblico”, sottolinea.

Gestirli. “La sfida richiederebbe investimenti per i quali, purtroppo, non ci sono risorse. Bisognerà allora razionalizzarle, puntare sulla professionalità e scommettere sulle infrastrutture”, aggiunge.  È reclamata a gran voce, e da più parti, l’esigenza di infrastrutture, come evidenzia anche il Ceo Survey 2012 realizzato da PwC.

Il rischio. E se l’Italia non saprà cogliere questa sfida? Il rischio è dietro l’angolo. Il baricentro dei flussi mondiali si sta spostando – pericolosamente per il turismo italiano – verso i paesi emergenti e, secondo le stime dell’Osservatorio PwC - Sole24 Ore, nel 2020 l’Europa conterà per meno del 50% degli arrivi turistici. È una conseguenza facile dell’aumentato potere d’acquisto dei paesi dell’est perché, sebbene continuino a venire in Europa, hanno però a portata di mano altre destinazioni che, infatti, stanno emergendo, come la Thailandia e la Malesia.

Industria crocieristica. Nel frattempo, il turismo europeo risentirà almeno per un anno dell’impatto negativo derivante dalla tragedia della Costa Concordia sull’industria crocieristica che pesa 34,1 miliardi di euro tra spesa diretta, pari a 14,1 miliardi, indiretto e indotto, e attiva 296mila posti di lavoro distribuendo 9 miliardi all’anno di retribuzioni (fonte: SL&A turismo e territorio, Osservatorio sul traffico delle crociere nel Mediterraneo 2011). Le stime di PwC sono piuttosto ottimistiche. “L’impatto sarà forte nel breve termine, considerato che un terzo delle crociere viene acquistato tra gennaio e marzo), ma nel lungo periodo – afferma Anzivino - l’attrattività della soluzione crocieristica resterà intatta in Europa anche perché qui, a differenza che in America dove è un mercato già maturo e stanco, ha margini di crescita ancora ampi”.

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