Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 22 febbraio 2012 alle ore 17:29.

Accedi a My
Cloud computing, l'Italia è sesta al mondoCloud computing, l'Italia è sesta al mondo

Sicurezza, interoperabilità, libero commercio. L'Italia del cloud computing è in sesta posizione nel mondo e terza in Europa, all'interno di una classifica guidata dal Giappone: a ricostruirla è stata la Busness Software Alliance, un'organizzazione che riunisce alcuni tra i protagonisti dell'hitech. Ha varato la prima edizione del suo Cloud Scorecard, un monitoraggio globale che riguarda la valutazione delle legislazioni nazionali di ventiquattro Stati per la competitività economica.

La lente d'ingrandimento mette a fuoco lo scenario della nuvola informatica a partire dalle normative. Secondo il report, l'Italia ha valide leggi contro i crimini elettronici e per la tutela della privacy: sono misure che favoriscono lo sviluppo del cloud computing. Inoltre garantisce, attraverso il copyright, la tutela dei servizi software abilitati dalla nuvola informatica. "Una serie di segnali, come la collaborazione con le Fiamme gialle e alcuni Tribunali, permette di essere moderatamente ottimisti su norme e leggi affinché il cloud computing possa essere utilizzato in uno Stato come l'Italia dove le aziende potrebbero beneficiare di servizi 'on the cloud' che sono accessibili da realtà locali e permettono anche alle piccole e medie imprese di ottenere vantaggi riservati alle grandi aziende", osserva Matteo Mille, presidente di Bsa Italia.

Lo studio auspica, inoltre, "un più elevato filtro dei contenuti web a livello di internet service provider, per scoraggiare la circolazione di contenuti illegali", segnala il testo. La ricerca evidenzia inoltre che l'Italia è ventiduesima su venticinque tra le economie guidate dall'innovazione, secondo il Connectivity Scorecard di Nokia Siemens. E ancora: la competitività della sua industria di information technology la pone al ventiduesimo posto.

A guidare l'elenco è il Giappone: la sua posizione al vertice della classifica è determinata da fattori come la diffusione della banda larga, l'impegno per gli standard di interoperabilità e una legislazione aggiornata nella lotta al cybercrimine.

La Germania, invece, è terza nel mondo e prima in Europa: la ricerca sottolinea, in particolare, il suo impegno nella tutela della privacy e il progetto di ampliare la penetrazione di internet veloce a 50 Mbit fino al 75% delle abitazioni. Manca, evidenzia lo studio, un'armonizzazione tra le politiche europee.

Il report osserva che gli Usa sono stati la prima giurisdizione a rendere obbligatoria la comunicazione dei furti per quantità rilevanti di dati tra le società quotate in Borsa. All'ultimo gradino, il Brasile: non ha implementato una legislazione della privacy, rileva il report, e non ha normative specifiche per la difesa dai crimini informatici.

Commenta la notizia