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Questo articolo è stato pubblicato il 07 aprile 2012 alle ore 20:02.

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Ci sono ancora consistenti risorse inutilizzate nel mercato del lavoro statunitense? Appare assurdo porre una domanda del genere di fronte al perdurare di tassi di disoccupazione altissimi e livelli di occupazione molto inferiori rispetto al periodo pre-crisi.

Eppure c'è chi questa domanda la pone, in parte per via del fatto che non si vedono chiari segnali di un calo dell'inflazione. Ma è un criterio valido? Se l'inflazione fosse in forte crescita, allora sarebbe indubbiamente un pericolo, ma se all'orizzonte non si intravede una deflazione non si vedono neppure fiammate inflattive. E numerosi dati storici indicano che l'inflazione tende a rimanere stabile su livelli bassi (ma positivi) in situazioni di recessione prolungata.

Per aggiungere un altro elemento voglio citare il caso del Canada all'inizio degli anni 90, che fu oggetto di una famosa analisi dell'economista Pierre Fortin, pubblicata nel 1996 sulla rivista specializzata The Canadian Journal of Economics. Per ragioni peculiari, il Governo canadese impose politiche monetarie e di bilancio improntate all'austerity, provocando una pesante crisi occupazionale (come dimostra il grafico di questa pagina). Alla fine, come potete vedere, l'occupazione ripartì. E se si guarda al prodotto interno lordo sembra essere stata una fase di contrazione ciclica, prolungata ma temporanea (i dati indicano che nel 2000 il Canada era tornato più o meno al trend precedente).

Che cosa era successo sul fronte dei prezzi fintanto che il Canada era rimasto in recessione? Disinflazione continua con tendenza alla deflazione? In realtà no: l'inflazione oscillava, nonostante l'economia fino alla fine degli anni 90 fosse rimasta molto al di sotto della sua capacità produttiva. E i salari non diminuirono mai, anzi continuarono ad aumentare, un fenomeno che Fortin attribuiva alla viscosità verso il basso dei salari nominali e alla dispersione.

A mio parere il Canada degli anni 90 è un buon modello per gli Stati Uniti di oggi: un'economia in grave depressione, che risente pesantemente di una carenza di domanda complessiva, dove gli effetti della rigidità verso il basso dei salari nominali possono facilmente essere scambiati per segnali che il livello di risorse inutilizzate è limitato. E il modo per verificare tutto questo è espandere la domanda e vedere che succede: sì, se la mia analisi è sbagliata (ma non lo è!) ci sono dei rischi, ma impallidiscono a confronto dei rischi di lasciare che l'economia rimanga depressa senza alcuna ragione valida.

È sempre il momento giusto per l'austerity
Jonathan Portes, il direttore del National Institute of Economic and Social Research, recentemente ha fatto notare che quando le agenzie di rating hanno alzato il "voto" alla Gran Bretagna, il Governo di David Cameron ha salutato l'evento come la dimostrazione che il suo piano di austerity stava funzionando; quando lo hanno abbassato, per via della deludente performance economica, Downing Street ha dichiarato che questa era la prova che serviva ancora più austerity.

Portes la definisce la «tesi Macbeth». «In altre parole, visto che Macbeth ha già ammazzato Duncan e Banquo, meglio andare avanti (e ordinare la morte di Macduff e della sua famiglia) che fermarsi», ha scritto Portes sul suo blog il 27 marzo. «E dunque, dato che le politiche sbagliate hanno provocato danni economici non necessari, questi danni (tornando al gergo degli economisti) sono diventati un costo sommerso; e i patimenti che ci attendono sono meno gravi di quelli in cui potremmo incorrere se cambiassimo rotta, per via delle possibili reazioni negative dei mercati finanziari».

Contemporaneamente, l'economista Adam Posen, in un discorso tenuto il mese scorso al National Institute for Social Research (consultabile su bankofengland.co.uk) ha spiegato, con molto giudizio e accuratezza, perché la Gran Bretagna sta andando peggio degli Stati Uniti: è l'austerità, stupido. (Se volete posso esprimerlo in stile più consono a un'aula parlamentare: non si rende conto l'onorevole collega che il problema è l'austerità, stupido?) (Traduzione di Fabio Galimberti)

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