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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2012 alle ore 11:25.

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Il repubblicano Paul Ryan (Ap)Il repubblicano Paul Ryan (Ap)

L'impressione che il presidente della Commissione bilancio della Camera dei rappresentanti, il repubblicano Paul Ryan, cerca di trasmettere con il suo manifesto sul bilancio dello Stato è che le scappatoie fiscali che vorrebbe eliminare – qualunque esse siano – vanno a beneficio dell'1 per cento più ricco della popolazione, e quindi che il suo progetto di riforma non toglie ai poveri per dare ricchi, come invece sembra.

Detto per inciso: sono il solo ad aver provato un senso di repulsione per la sciatteria della presentazione fatta da Ryan? Non sembrava neanche lontanamente un'analisi rigorosa, era un'accozzaglia di grafici appariscenti che sembravano usciti dalle pagine di un tabloid. La dice lunga sulla nostra cultura giornalistica il fatto che tanti illustri commentatori l'abbiano scambiata per roba scientifica.

Ma torniamo al punto fondamentale: queste cifre (che in realtà si riferiscono ai "privilegi fiscali") sono prese direttamente dal Tax Policy Center. E leggendo il rapporto del Tax Policy Center si scopre che i grandi privilegi fiscali che vanno a beneficio di quell'1 per cento più ricco sono le aliquote preferenziali sui dividendi e sulle plusvalenze: cioè proprio quelle aliquote che Ryan insiste che non devono essere toccate. Certo, è ben più fraudolento il fatto di cercare di far credere che il bilancio dello Stato tornerà in equilibrio grazie a una non meglio specificata pozione magica, ma è comunque indicativo.

Di inservienti e imprenditori
Voglio riprendere quello che ho scritto in precedenza sugli aspetti economici della tassazione dei ricchi, usando questa volta un termine di paragone che qualcuno forse troverà utile. (I soliti sospetti ovviamente perderanno le staffe). Iniziamo con una tesi politica. La classe media americana dovrebbe, nel suo stesso interesse, sostenere un fortissimo incremento del credito d'imposta sui redditi da lavoro, anche se avrebbe pesanti ripercussioni sui conti pubblici. Perché? Perché immetterebbe sul mercato una gran quantità di forza lavoro a bassa qualifica, facendo scendere in questo modo il prezzo dei prodotti che la classe media acquista e facendo aumentare i suoi guadagni reali.

Ebbene, non credo che nessuno – anche chi auspicherebbe molti più aiuti ai lavoratori poveri – sposerebbe questa tesi. Se l'obiettivo è quello di aiutare la classe media, allora bisogna aiutare la classe media, senza tentare la via tortuosa di sovvenzionare il lavoro di altri gruppi, sperando che i guadagni filtrino verso l'alto. Ora prendiamo in considerazione un'altra tesi politica.

La classe media americana dovrebbe, nel suo stesso interesse, sostenere tasse per i ricchi molto al di sotto del livello che consentirebbe di ottimizzare le entrate fiscali. E questo perché? Perché delle aliquote fiscali più basse indurranno i ricchi a lavorare di più e questo a sua volta incrementerà i guadagni della classe media. A differenza della prima tesi, sono tanti gli americani – essenzialmente Repubblicani – che sottoscrivano una politica di questo tipo. Ma il dato di fondo non cambia! Da una parte si chiede di sostenere i lavoratori a bassa qualifica per aiutare la classe media; dall'altra si chiede di sacrificare i possibili guadagni derivanti da una maggiore tassazione dei ricchi (che di fatto significa sovvenzionare il lavoro delle élite) per aiutare la classe media. In entrambi i casi si tratta, economicamente, di stupidaggini.

Tanto per essere chiari: è possibile, volendo, avanzare argomenti morali sostenendo che è ingiusto confiscare i soldi legittimamente guadagnati dai ricchi per destinarli ad altri scopi; io risponderei dicendo che la vera ingiustizia è lasciare che tanti nostri connazionali patiscano ristrettezze economiche. Ma questo è un discorso completamente diverso. Quello che sostiene la destra è che c'è un chiaro motivo economico, non morale, per tassare poco i ricchi, che se tornassimo ai livelli di tassazione dei tempi di Herbert Hoover saremmo tutti più ricchi.

E il solo modo per sostenere questa tesi è affermare che un impegno maggiore da parte dei più ricchi porta grandi benefici sociali: chissà perché, lo stesso non vale quando a lavorare di più o più intensamente sono le classi basse.
(Traduzione di Fabio Galimberti)

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