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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2012 alle ore 11:55.

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Mi sono riletto l'impressionante e inquietante analisi di Lawrence Ball sulla misteriosa trasformazione a Ben Bernanke, un'analisi che ha creato grande costernazione in certi ambienti. («Non può essere che abbia semplicemente seguito la corrente! Devono esserci ragioni validissime se la Federal Reserve non ha fatto di più!»).

C'è un modo, secondo me, per affinare ulteriormente l'analisi di Ball (pubblicata il 28 febbraio sul Vox, il portale di politiche economiche del Center for Economic Policy Research), un modo che fa apparire più logica l'inversione di rotta di Bernanke rispetto alle posizioni sostenute in precedenza, anche se non getta una luce molto lusinghiera sulla Fed.
Ball, che è professore di economia alla Johns Hopkins University, parte da quello che molti di noi hanno già fatto notare: le critiche sferzanti che il presidente della Fed lanciò all'inizio del decennio trascorso contro l'inadeguatezza della risposta della Banca del Giappone in una situazione di tassi di interesse quasi a zero (la definì «paralisi autoindotta») si possono applicare con un'accuratezza quasi inquietante alla Fed di Bernanke. Perciò la domanda è: che cosa è successo?Ball entra più nello specifico mettendo in evidenza un evidente cambio di rotta avvenuto nel 2003, in seguito a una discussione sulla politica monetaria in una situazione di tassi a zero all'interno del Comitato federale per le operazioni a mercato aperto.

Secondo la minuziosa analisi di Ball, prima di quella riunione Bernanke contemplava, quantomeno come possibilità, le seguenti linee d'azione:
- Fissare un obbiettivo sui tassi di interesse a lungo termine
- Deprezzare la moneta
- Finanziare la spesa in disavanzo attraverso la politica monetaria
- Un obbiettivo di inflazione "alla Krugman"

Dopo il 2003, invece, il menù apparentemente è cambiato:
- Orientamento sui tassi futuri a breve termine (i tassi che stabilisce la Fed)
- Acquisti di obbligazioni a lungo termine e altre attività non convenzionali
- "Riversare riserve", cioè incrementare la base monetaria


Chiamiamo questi due minielenchi Menù A e Menù B. Ball fa delle ipotesi sulle ragioni che hanno spinto Bernanke a rinunciare al Menù A e chiama in causa la sociologia dei piccoli gruppi; ma non entra nel merito, a meno che non mi sia sfuggito qualcosa, delle differenze fra il Menù A e il Menù B.

La mia tesi è questa: il Menù A costringe la Fed a fissare target raggiungibili solo se i mercati sono convinti che la Banca centrale continuerà a portare avanti quelle politiche non convenzionali anche nel caso in cui l'economia riesca a ripartire; per ordinare una pietanza del Menù A la Fed, come dissi molti anni fa, deve «promettere in modo credibile di essere irresponsabile». Il Menù B, invece, comporta azioni più o meno meccaniche, che la Fed può eseguire senza alcun problema.

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