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Questo articolo è stato pubblicato il 04 maggio 2012 alle ore 19:28.

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Edward Luce dice quello che molti di noi pensano: nella campagna di Obama manca un chiaro tema centrale, ed è un limite che ricorda troppo da vicino infausti episodi passati. Luce, editorialista del Financial Times, ha scritto il 22 aprile: «Se non imprimerà una svolta decisa alla sua campagna, Obama rischia di finire vittima della domanda che Reagan pose agli elettori nel 1980, quando frustrò il tentativo di rielezione di Jimmy Carter: ‘State meglio oggi di quattro anni fa?'. Carter non aveva argomenti efficaci per controbattere. Obama li sta ancora cercando».

Il problema principale è che Obama non racconta una storia chiara e lineare sulla sua politica economica. Quelli che lo difendono una linea chiara ce l'hanno, ed è questa: il presidente ha ereditato una situazione economica disastrosa e ha dovuto misurarsi con un'intransigenza totale da parte dell'opposizione (che ha fatto danni anche quando i Democratici controllavano entrambe le camere, per via delle tattiche ostruzionistiche utilizzate dai Repubblicani). Perciò ha fatto quello che ha potuto, con gli stimoli di bilancio e altre misure, evitando che l'economia precipitasse nel baratro. Forse avrebbe potuto varare un piano di stimoli più ambizioso, forse avrebbe potuto fare di più sulle politiche abitative, ma complessivamente, considerando il contesto politico, non se l'è cavata male.

Ma lasciamo perdere la questione del «si poteva fare molto di più». Il punto, per il momento, è che non è questa la storia che l'amministrazione Obama sta raccontando. Prima hanno sostenuto che il piano di stimoli, palesemente inadeguato, andava bene; poi hanno provato con una serie di slogan anodini che non sono rimasti impressi a nessuno e che sembravano dire semplicemente: «Stiamo lavorando bene». Probabilmente questo atteggiamento è frutto di una valutazione del team di Obama, convinto a quanto sembra che mettere l'accento sull'ostruzionismo dell'opposizione trasmetta un'immagine di debolezza e che è meglio dire che tutto va bene che lanciare un'offensiva alla Truman contro l'inerzia della maggioranza parlamentare repubblicana.

Ma tutto quello che ho visto negli ultimi tre anni non rassicura molto sull'abilità del team di Obama in questo senso, e dire che tutto va bene diventa un boomerang ogni volta che l'economia arranca. Negli ultimi mesi c'è un'evidente deriva di autocompiacimento, la convinzione che una serie di numeri incoraggianti sul fronte occupazionale possono rendere più credibile la linea dell'ottimismo. Ma è una scommessa azzardata, che potrebbe costare a Obama la rielezione.
© NYT SYNDICATION, 2012
(Traduzione di Fabio Galimberti)

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