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Questo articolo è stato pubblicato il 11 maggio 2012 alle ore 16:31.
CAMBRIDGE – Vista la tradizione di lunga data che rende la selezione una prerogativa americana, la nomina di Jim Yong Kim come presidente della Banca Mondiale potrà anche essere stata prevedibile. Ma anche solo la parvenza di competizione tra Kim e gli altri candidati, Ngozi Okonjo-Iweala e José Antonio Ocampo, è servita a rendere evidente un’incrinatura nel campo della politica per lo sviluppo dettata dalla differenza di approccio da parte di Kim e dei suoi due rivali.
Kim sostiene una prospettiva dal basso verso l’alto e direttamente focalizzata sui poveri e sui servizi per le loro comunità, come istruzione, salute e microcredito. L’espressione lo sviluppo si raggiunge con un progetto alla volta potrebbe riassumere il motto di questa politica.
La posizione rappresentata invece da Okonjo-Iweala e Ocampo abbraccia un approccio economico ad ampio spettro con un’enfasi particolare su ampie riforme che possano avere un impatto sul contesto economico generale e una focalizzazione su aree come il commercio internazionale, la finanza, la macroeconomia e la governance.
I professionisti del primo gruppo idolatrano i leader delle ONG come Mohammad Yunus, che ha introdotto per la prima volta la microfinanza tramite la sua Grameen Bank, ed Ela Bhatt, fondatrice dell’Associazione delle Donne Auto-Impiegate (SEWA). Gli eroi del secondo gruppo sono invece riformisti della finanza o ministri dell’economia come l’indiano Manmohan Singh o il brasiliano Fernando Henrique Cardoso.
A prima vista, questa differenza potrebbe sembrare l’ennesima disputa tra economisti e non economisti, ma la frattura si trova all’interno piuttosto che tra i confini disciplinari. Il lavoro recente sugli esperimenti sul campo e i trial con controllo randomizzato (randomized controlled trials - RCT), che sono diventati molto popolari tra gli economisti dello sviluppo, fanno parte, ad esempio, della tradizione della politica di sviluppo dal basso verso l’alto.
Non è facile determinare la relativa efficacia delle due prospettive. I sostenitori dell’approccio macro sottolineano che i successi dello sviluppo sono il prodotto di riforme economiche ad ampio spettro. La forte riduzione della povertà in Cina nel giro di qualche decennio, così come in altri paesi dell’Asia orientale come la Corea del Sud e Taiwan, è dipesa in gran parte dal miglioramento della gestione economica (per quanto anche gli investimenti precedenti nel campo dell’istruzione e della sanità abbiano contribuito). Sono state le riforme sugli incentivi e sulle disposizioni dei diritti di proprietà, e non i programmi contro la povertà, a rendere possibile il decollo di queste economie.
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